<p><strong>Paolo Nicolato è consapevole delle difficoltà che la sua Italia U21 ha a confronto con le altre Nazionali di pari categoria europee. Il c.t. degli azzurrini ha spiegato i motivi di questo divario, che si augura di potere ridurre in vista dell&#8217;Europeo.</strong></p>
<figure id="attachment_443098" aria-describedby="caption-attachment-443098" style="width: 1270px" class="wp-caption aligncenter"><img class="size-full wp-image-443098" src="https://www.meteoweek.com/wp-content/uploads/2020/12/nicolato-u21-meteoweek.com_.jpg" alt="nicolato" width="1280" height="720" /><figcaption id="caption-attachment-443098" class="wp-caption-text">Paolo Nicolato vuole riportare in alto l&#8217;Italia U21 (Photo by Gabriele Maltinti/Getty Images)</figcaption></figure>
<p><strong>Paolo Nicolato </strong>vuole che la sua <strong>Italia U21 </strong>riesca a dare il massimo, ma le difficoltà non sono poche. I giovani di talento non mancano nel Paese, ma spesso non vengono valorizzati nel migliore dei modi nei rispettivi club. Al c.t. della Nazionale maggiore, <strong>Roberto Mancini</strong>, ha dato inizio ad una svolta generazionale. Altri allenatori di diverse squadre stanno procedendo sulla medesima via, ma è ancora presto per arrivare ad un traguardo. I problemi, secondo l&#8217;allenatore originario di Lonigo, infatti, nascono alla base. Per risolverli il mondo del calcio italiano dovrebbe guardare alle altre big d&#8217;Europa, come Inghilterra e Spagna.</p>
<h2>Il divario tra Italia e altre big europee</h2>
<p>Il c.t. dell&#8217;<strong>Italia U21</strong> non ci sta alle critiche che vengono rivolte ai giovani della sua Nazione. &#8220;<em>Dire che gli italiani sono meno affamati degli altri mi sembra un modo per giustificare le nostre <strong>incapacità</strong>. Dobbiamo trovare gli strumenti per tirare fuori qualcosa in più da tutti. Tante volte siamo noi a distruggere le <strong>ambizioni</strong> dei ragazzi. E poi diciamo che non hanno <strong>fame</strong></em>&#8220;, ha spiegato <strong>Paolo Nicolato </strong>in un&#8217;intervista al <em>Corriere della Sera</em>. Per comprendere quanti giovani di talento siano presenti nei campionati italiani è sufficiente pensare a giocatori come <strong>Nicolò Zaniolo</strong>, <strong>Andrea Tonali </strong>e <strong>Lorenzo Pellegrini</strong>, tra gli altri. Questi non sono passati inosservati agli occhi del c.t. azzurro <strong>Roberto Mancini</strong>. &#8220;<em>A lui non interessa l’<strong>età</strong>, ma la <strong>qualità</strong> dei calciatori. Dovrebbe essere così per tutti, anche nei club. Ma è un tasto dolente</em>&#8220;.</p>
<p>La strada è infatti ancora lunga ed il calcio italiano in questo momento resta obsoleto. &#8220;<em>Quello che fa la differenza non sono i picchi di qualità, ma la <strong>quantità</strong> di giocatori tra i quali poter scegliere: non possiamo parlare di una svolta basandoci sulle eccezioni, dobbiamo guardare al lungo periodo. E oggi rispetto a <strong>Inghilterra</strong>, <strong>Francia</strong>, <strong>Spagna</strong> e <strong>Germania</strong>, ma anche <strong>Olanda</strong> e <strong>Portogallo</strong>, siamo indietro. Il futuro dobbiamo crearcelo, ma il nostro resta uno dei campionati più vecchi. E c’è <strong>preoccupazione</strong></em>&#8220;, ha sottolineato l&#8217;allenatore degli azzurrini. Una soluzione al problema potrebbe essere quella di rivedere l&#8217;età dei giocatori ritenuti giovani. &#8220;Per noi un giovane ha 20 o 21 anni, ma a quell’età in altri tornei hanno un chilometraggio molto superiore: si comincia a 17-18&#8221;.</p>
<p>E non solo. &#8220;<em>Dobbiamo cercare in giro per il mondo ragazzi con la cittadinanza italiana, ad esempio in <strong>Argentina</strong> o in <strong>Germania</strong>. Se in A, su 220 titolari, ci sono una sessantina di italiani, dei quali pochissimi <strong>Under 21</strong>, allora dobbiamo aprirci ad altre strade&#8221;. </em>Gli allenatori hanno un ruolo fondamentale in questo processo.<em> &#8220;Ci sono allenatori giovani che magari sono <strong>vecchissimi</strong> nel dialogo con i giocatori e viceversa. Il rapporto tra ‘insegnante’ e ‘allievo’ è molto cambiato: è il primo che si deve adattare al secondo. E chi capisce questo ha più possibilità di <strong>successo</strong></em>&#8220;.</p>
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<h2>I talenti più prestigiosi</h2>
<p>Puntare ai giovani, come sottolinea <strong>Paolo Nicolato</strong>, può essere una scelta vincente. Lo dimostra il <strong>Milan</strong>, attualmente in testa alla classifica di <strong>Serie A</strong>, che ha una età media tra le più basse del campionato. <em>&#8220;Interessante e coraggiosa, anche se nel Milan gli azzurri per l’Under 21 sono due. Credere di più nei giovani vuole dire anche accettarne gli <strong>errori</strong>: sbagliano anche i vecchi</em>&#8220;, ha detto. Il rischio, tuttavia, è che i talenti si brucino a causa di valutazioni di mercato troppo affrettate. &#8220;<em>Non siamo un popolo che fa dell’<strong>equilibrio</strong> la sua virtù principale: c’è troppa emotività. Conta molto l’<strong>ambiente</strong> che un giocatore ha attorno: passare dal non essere nessuno alle prime pagine può essere destabilizzante</em>&#8220;. La chiave, dunque, sta nel non montarsi la testa. &#8220;<em>Io cerco di ascoltare più che di parlare. E sono molto soddisfatto dell’atteggiamento che vedo. I ragazzi devono strutturarsi ancora una <strong>personalità</strong> e nel nostro calcio non è sempre facile. Gli alti e bassi dal punto di vista tecnico sono sempre più frequenti</em>&#8220;.</p>
<p>Da <strong>Nicolò Zaniolo</strong> a <strong>Sandro Tonali</strong>. Nonostante si trovino tra i big del calcio, tanti giovanissimi hanno saputo in questi anni mantenere i piedi per terra e continuare a crescere con umiltà. &#8220;<em>La crescita di <strong>Nicolò</strong> è stata notevole. Come quelle di <strong>Bastoni</strong>, <strong>Pellegrini</strong> o altri ancora. Ma la maturazione di <strong>Locatelli</strong> è stata la più repentina: se si capisce quali sono le cose importanti, si cresce in fretta. <strong>Tonali</strong> sta vivendo momento normale, di un ragazzo di grande qualità arrivato in una società prestigiosa, con compagni molto forti: Sandro saprà ritagliarsi spazio, perché è un ragazzo di grande equilibrio, non si fa condizionare, è serio e capisce i momenti sia sul campo che fuori. Si sa adattare ed è uno che parla poco e pedala tanto. <strong>Scamacca</strong> ha grandissime qualità fisiche, e allo stesso tempo è molto coordinato, ha tecnica e un tiro di altissimo livello. All’estero forse avrebbe già giocato di più, ma ripeto: in questo periodo ci stiamo accorgendo che i giocatori buoni ci sono. Però hanno bisogno di uno sbocco</em>&#8220;. E su <strong>Moise Kean</strong>, che al contrario degli altri ha scelto di lasciare l&#8217;Italia: &#8220;<em>Ne faccio un discorso di convenienza: più si gioca, meglio è. E mi pare che al <strong>Psg</strong> stia avendo le sue chance, ad altissimo livello, ritagliandosi spazio e di conseguenza anche considerazione</em>&#8220;.</p>
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<h2>Gli Europei U21</h2>
<p>La testa di <strong>Paolo Nicolato</strong>, infine, va agli <strong>Europei U21</strong>, che inizieranno a marzo con una fase a gironi a eliminazione diretta. L&#8217;<strong>Italia </strong>è inserita nel gruppo B insieme a Slovenia, Spagna e Repubblica Ceca. &#8220;<em>Ce la giochiamo. E quanto ai favoriti è presto per parlarne, ci sono troppi fattori, compreso l’Europeo dell’Italia di Mancini una settimana dopo. Nell’emergenza abbiamo allargato le conoscenze e seguito giocatori che sono tornati utili, come ad esempio Maleh del Venezia, mezzala mancina. Abbiamo 60 ragazzi tra cui scegliere</em>&#8220;, ha concluso il c.t. degli azzurrini.</p>

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