Papa Francesco e i valori nello sport | “Occorrono lealtà e sacrificio”

Il Santo Padre ha sottolineato i sette valori da seguire per fare sport nel migliore dei modi. Secondo Papa Francesco occorrono lealtà, impegno, sacrificio, inclusione, spirito di gruppo, ascesi e riscatto.

Il Pontefice durante una delle sue proverbiali prediche – meteoweek.com (Photo by VINCENZO PINTO/POOL/AFP via Getty Images)

Una lunga chiacchierata, dalla quale sono emerse i sette valori di un bravo sportivo. Papa Francesco ha confessato quelle che sono le sue idee, per far sì da poter competere ed eccellere nel migliore dei modi. Sette virtù che ognuno di noi dovrebbe avere, in modo da essere anche in pace con se stesso, oltre che con gli altri. Il Santo Padre, durante l’intervista concessa alla Gazzetta dello Sport, ha svelato uno per uno questi valori. Sono lealtà, impegno, sacrificio, inclusione, spirito di gruppo, ascesi e riscatto.

Papa Francesco e la lealtà

Secondo il Santo Padre, essere leali è la più importanti tra le virtù per fare sport. Il papa ha posto l’accento sui tanti casi in cui imbrogliare non ha mai portato nulla di buono a chi ci ha provato. “Prendere le scorciatoie – spiega il Santo Padre – è una delle tentazioni con cui spesso abbiamo a che fare nella vita: pensiamo sia la soluzione immediata e più conveniente ma quasi sempre conduce a degli esiti negativi. La scorciatoia, infatti, è l’arte di imbrogliare le carte. Penso, ad esempio, a chi va in montagna: la tentazione di cercare scorciatoie per giungere prima alla vetta, anziché percorrere sentieri segnati, nasconde spesso e inevitabilmente un lato tragico“.

Dunque prendere scorciatoie e imbrogliare non è mai un buon modo per vincere ed essere ricordati. Da qui la necessità di comportarsi sempre in maniera leale: “Questo capita anche nell’allenamento delle differenti discipline sportive: l’obiettivo di portare la competizione sempre più al limite può condurre a cercare scorciatoie che possono manifestarsi attraverso qualcuno che dice: “Conosco una scorciatoia per arrivare prima”. Il gioco e lo sport in genere sono belli quando si rispettano le regole: senza regole infatti, ci sarebbe anarchia, confusione totale. Rispettare le regole è accettare la sfida di battersi con l’avversario in maniera leale“.

E poi c’è il doping, una delle piaghe peggiori nello sport. È il simbolo più evidente del comportamento per nulla leale in questo mondo. Papa Francesco lo condanna senza mezzi termini: “Per quanto riguarda, poi, la pratica del doping nello sport non solo è un imbroglio, una scorciatoia che annulla la dignità, ma è anche volere rubare a Dio quella scintilla che, per i suoi disegni misteriosi, ha dato ad alcuni in forma speciale e maggiore“.

L’impegno è fondamentale

Il secondo valore di Papa Francesco è l’impegno. Quello che ogni sportivo deve avere non solo per eccellere. È un aspetto fondamentale per avere una carriera lunga e ricca di soddisfazioni: “La storia, non solo quella sportiva, racconta di tanta gente di talento che si è poi persa strada facendo. La stessa parabola dei talenti (Mt 25,14-30) ci viene in aiuto in questa riflessione: il servo che al ritorno del padrone restituisce il talento ricevuto, che per paura aveva nascosto sotto terra, viene considerato malvagio non perché ha rubato ma proprio perché non ha messo a frutto ciò che aveva ricevuto in dono“.

Il Santo Padre, che ha fatto dello sport parte della sua vita, vuole lasciare un insegnamento. Ovvero che il talento non è nulla senza una buona dose di impegno e di abnegazione:Nello sport non basta avere talento per vincere: occorre custodirlo, plasmarlo, allenarlo, viverlo come l’occasione per inseguire e manifestare il meglio di noi. La parabola di Matteo ci insegna che Gesù è un allenatore esigente: se sotterri il talento, non fai più parte della sua squadra. Dunque avere talento è un privilegio ma anche e soprattutto una responsabilità, di quelle rischiose da custodire“.

Terzo valore: il sacrificio

Papa Francesco non smetterà mai di dirlo: nella vita occorre sacrificio. E lo sport non può rappresentare un’eccezione, considerando ciò che bisogna fare per eccellere: “A nessuno piace fare fatica perché la fatica è un peso che ti spezza. Se, però, nella fatica riesci a trovare un significato, allora il suo giogo si fa più lieve. L’atleta è un po’ come il santo: conosce la fatica ma non gli pesa perché, nella fatica, è capace di intravedere oltre, qualcos’altro. Trova una motivazione, che gli permette non solo di affrontare la fatica ma quasi di rallegrarsi per essa: senza motivazione, infatti, non si può affrontare il sacrificio“.

Ma non basta il sacrificio per poter puntare in alto. Il Pontefice ha parlato anche della disciplina. Un altro aspetto importante per poter fare grandi cose nelo sport: “Il sacrificio, poi, richiede disciplina perché possa diventare successo. Penso, ad esempio, alla specialità del getto del peso: non è il peso, il carico, che ti fa cadere, ma come lo porti e lo lanci. Se non resti concentrato sull’obiettivo e non hai una motivazione forte, il peso ti sbilancia e ti farà cadere a terra“.

Papa Francesco chiede l’inclusione

Si arriva al quarto valore elencato dal papa, ovvero l’inclusione. Un altro aspetto importante perchè è necessario non chiudere le porte a nessuno. Necessario e giusto, anche dal punto di vista etico: “Chiediamo al Signore la grazia di poterci avviare verso un anno di ripartenza di tutto. Penso, ad esempio, al dramma della mancanza di lavoro e della conseguente sempre maggiore disparità tra chi ha e chi ha perso anche quel poco che aveva. Certamente le Olimpiadi, di cui ho sempre apprezzato il desiderio innato di costruire ponti invece che muri, possono rappresentare anche simbolicamente il segno di una partenza nuova e con il cuore nuovo“.

Per chiarire meglio il concetto, il Santo Padre ha fatto un esempio, relativo a quando, nel 1896, si svolse la prima edizione dei Giochi Olimpici. “All’inizio dell’esperienza delle Olimpiadi – racconta – si prevedeva addirittura la tregua dalle guerre nel tempo delle competizioni. Ogni quattro anni, il mondo ha la possibilità di fermarsi per chiedersi come sta, come stanno gli altri, qual è il termometro di tutto. Non per nulla certe gesta olimpiche sono diventate simbolo di una lotta: pensiamo al razzismo, all’esclusione, alla diversità. Celebrare le olimpiadi è una delle forme più alte di ecumenismo umano, di condivisione della fatica per un mondo migliore“.

Il carisma di Jorge Bergoglio – meteoweek.com (Photo by VINCENZO PINTO/AFP via Getty Images)

Lo spirito di gruppo

Il quinto valore elencato da Papa Francesco è lo spirito di gruppo. “Nessuno si salva da solo“, ribadisce il Santo Padre. E nello spiegare questo concetto, sottolinea la necessità di collaborare e lavorare di squadra per arrivare ai migliori traguardi possibili: “Come credente posso attestare che la fede non è un monologo, bensì un dialogo, una conversazione. Pensiamo ad esempio a Mosè che, sul monte, dice a Dio di salvare anche il popolo, non solo lui (cfr Es 32). Verrebbe da dire, usando una metafora sportiva, che ci potremmo salvare solamente come squadra. Lo sport ha questo di bello: che tutto funziona avendo una squadra come cabina di regia. Gli sport di squadra assomigliano ad un’orchestra: ciascuno dà il meglio di sé per quanto gli compete sotto la sapiente direzione del maestro d’orchestra“.

Il papa lo ribadisce con una frase più di impatto: “O si gioca insieme, oppure si rischia di schiantare”. Il Pontefice fa capire che basta fare gruppo, non necessariamente composto da troppi elementi, per poter ottenere qualcosa di bello e di importante. “È così che piccoli gruppi, capaci però di restare uniti, riescono a battere squadroni incapaci di collaborare assieme – sostiene – . C’è un proverbio d’Africa che dice che se una squadra di formiche si mette d’accordo è capace di spostare un elefante. Non funziona solamente nello sport questo”.

Il papa che punta sull’ascesi

Il sesto valore che appartiene al mondo dello sport è l’ascesi. Secondo Papa Francesco “Se penso alla storia di tantissimi santi e sante è evidente che fare ascesi non significa solo rinunciare, distaccarsi, fare esperienza del dolore. L’ascesi è un po’ come abitare nelle periferie: ti permette di vedere e comprendere meglio il centro: estraniarsi dal mondo per immergersi ancora meglio. Nell’antichità anche il soldato era un asceta: infatti è l’esercizio che rende asceti e proprio attraverso l’esercizio costante e faticoso si affina qualche abilità“.

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La capacità di andare oltre determinati ostacoli, dunque, rappresenta un valore fondamentale per riuscire nello sport. Partendo da questo punto, il Santo Padre ha voluto fare alcuni esempi, di come l’ascesi sia un valore da perseguire: “Lo sport rappresenta tutto questo molto bene: mi immagino le scalate sugli Ottomila metri, le immersioni negli abissi, le attraversate degli oceani come dei tentativi per ricercare una dimensione diversa, più alta, meno abituale. È riscoprire la possibilità dello stupore“.

Papa Francesco chiude col riscatto

E poi c’è il settimo e ultimo valore segnalato da Papa Francesco. Si tratta del riscatto, un aspetto molto importante, specialmente quando si cade. È ciò su cui il Santo Padre pone l’accento: “Non basta sognare il successo, occorre svegliarsi e lavorare sodo. È per questo che lo sport è pieno di gente che, col sudore della fronte, ha battuto chi era nato con il talento in tasca. I poveri hanno sete di riscatto: offri loro un libro, un paio di scarpette, una palla e si mostrano capaci di gesta impensabili“.

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Secondo il Pontefice, il vero sportivo, colui il quale compete per eccellere, è quello che viene fuori dopo una rovinosa caduta. Avere di nuovo fame, combattere per risalire la china, è un valore imprescindibile: “La fame, quella vera, è la motivazione più formidabile per il cuore: è mostrare al mondo di valere, è cogliere l’unica occasione che ti danno e giocartela. Questa è gente che non vuole farsi raccontare la vita, vuole vederla con i suoi occhi. Ha fame, tanta fame di riscatto. Per questo certe vittorie portano a commuoversi“.

Francesco Cammuca

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