<p><strong>Nicolò Rovella, 19 anni, è l’ultimo prodotto del florido vivaio del Genoa. Il centrocampista si racconta in una lunga intervista a tutto campo.</strong></p>
<figure id="attachment_452264" aria-describedby="caption-attachment-452264" style="width: 1270px" class="wp-caption alignnone"><img class="size-full wp-image-452264" src="https://www.meteoweek.com/wp-content/uploads/2021/01/GettyImages-1229257061-1.jpg" alt="Genoa Rovella" width="1280" height="768" /><figcaption id="caption-attachment-452264" class="wp-caption-text">Il centrocampista del Genoa, Nicolò Rovella, 19 anni (Getty Images)</figcaption></figure>
<p><strong>Dal Genoa alla Juventus</strong>, come Sturaro prima e Mandragora poi. Nicolò Rovella è il nuovo gioiello della cantera del Grifone che sforna centrocampisti uno dopo l’altro. Il suo futuro sarà bianconero, l’operazione di mercato è già chiusa, resterà a Genova almeno per i prossimi sei mesi, magari un anno e mezzo, e poi inizierà l’avventura a Torino. “Personalità, idee e aggressività” è lui stesso a descrivere i suoi pregi e indicare il modello: “Modric, perché quando tocca il pallone sembra sempre che possa accadere qualcosa”.</p>
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<p>Qualità e quantità con una visione di gioco che<strong> i suoi allenatori</strong> hanno sempre definito sopra la media. Mediano o mezzala poco importa, Rovella è sempre al centro del gioco e non ha paura di sbagliare. Proprio per questo in pochi mesi è passato dalla Primavera alla prima squadra. Prima di tutto però<strong> l’Alcione</strong>, squadra lombarda da cui, da cui è partita l’avventura calcistica: “Ho fatto dei provini con l’<strong>Inter</strong> ma prendevano tempo, poi è arrivato il Genoa. Mi vennero a vedere Bega e Sbravati, mi invitarono a Voltri per un test e mi dissero subito che ero perfetto”.</p>
<h2>San Siro nel destino di Rovella</h2>
<p>Quel giorno con lui c’erano mamma, papà e nonno Nicolò, genovese di nascita. La spinta decisiva arriva dai maschi della famiglia: “hanno il calcio nel sangue – racconta Rovella a Sportweek – mi portavano a <strong>San Siro</strong>, ma devo dire che i miei genitori hanno lasciato a me la scelta”. E visto che al destino piace spesso giocare un po’, l’esordio in A è arrivato proprio alla Scala dal Calcio: “<strong>Thiago Motta</strong> mi provava in allenamento tra i titolari e allora ho chiamato mio padre e gli ho detto: “sai che secondo me…” e lui ha comprato i biglietti per tutti. Prima del quarto d’ora del secondo tempo il mister mi ha chiamato “vai a scaldarti” mi alzo e vedo lo stadio pieno: che emozione!”</p>
<p>Nicolò Rovella è il centoquarantottesimo giocatore diventato professionista dopo aver fatto le <strong>giovanili nel Genoa:</strong> “Qui fin da piccolo creano gruppi compatti e poi ti insegnano l’attaccamento alla maglia. Il rosso e il blu sono un simbolo da proteggere”. In mezzo al campo il talentino sa fare un po’ tutto ma ammette: “quando ero piccolo facevo anche il trequartista, oggi preferisco fare la mezzala perché ho più libertà di spingermi in attacco”.ù</p>
<h3>Pregi, difetti e futuro&#8230;lontano dal Genoa</h3>
<p>I pregi li abbiamo già elencati e Rovella non ha dubbi anche sui suoi <strong>difetti</strong>: “perdo le staffe facilmente in campo, sono troppo irruento e commette errori, spero sia solo un problema di età. Poi devo irrobustirmi, ma non credo che possa essere definito un difetto”.</p>
<p>Il calcio è sempre stato il suo destino: “Non ha mai pensato di fare altro se non il calciatore”. Il sogno è diventato realtà e oggi Rovella ha altri desideri da far avverare: “prima di tutto voglio trovare continuità con il Genoa, con la possibilità di giocare tanto e di sbagliare anche”. Sbagliare per diventare più forte e magari raggiungere i migliori: “Modric, Thiago Alcantara e Barella” dice il baby Grifone che poi non ha dubbi sul suo futuro: “meglio <strong>rimanere al Genoa</strong> ancora una stagione, devo migliorare”.</p>
<p>Testa sul collo, futuro già scritto, prima il Genoa e poi la Juventus, senza gavetta perché “secondo me – conclude Rovella ancora a <em>Sportweek</em>&#8211; è meglio <strong>sbagliare</strong> in Serie A piuttosto che andare in prestito a farsi le ossa nelle categorie minori, perché se correggi gli errori in A poi non fallisci dappertutto. Un consiglio agli allenatori: abbiate il coraggio di farci sbagliare”.</p>

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