Beppe Bergomi ricorda Mino Favini: “Per me è stato un vero maestro”

Il cronista di Sky Sport ed ex calciatore dell’Inter Beppe Bergomi ha ricordato Mino Favini come un vero maestro: ecco che cosa ha detto e perchè il talent-scout dell’Atalanta è stato così importante per lui.

Da sinistra: l’ex calciatore e talent-scout Mino Favini con l’allenatore Gian Piero Gasperini nella sede dell’Atalanta, anno 2017 (foto © Atalanta Bergamasca Calcio)

Il cronista di Sky Sport Beppe Bergomi, ha voluto ricordare con queste parole Mino Favini: “Me lo diceva sempre: lavora sulla tecnica, così migliori il gioco. Ed è vero, nel calcio la tecnica serve a tutto. Per me Mino Favini è stato importantissimo e lo ricordo sempre con affetto. É stato un vero maestro“. I due hanno anche lavorato insieme quando nell 2011 Favini gli assegnò la responabilità della squadra Berretti dell’Atalanta.

L’ex calciatore e cronista Sky Beppe Bergomi a bordocampo durante la gara Cagliari-Inter, 1 marzo 2019 (foto di Enrico Locci/Getty Images)

Chi è Mino Favini ed il suo legame con l’Atalanta

Mino Favini arrivò come centrocampista all’Atalanta nel 1960 e ci rimase per due stagioni. Dopo la carriera calcistica, iniziò con successo quella di talent-scout, concentrandosi soprattutto sulla selezione dei più giovani. Come dichiarò a La Gazzetta dello Sport, scopriva il talento nei bambini già a 6-7 anni, avvalendosi anche di una rete di collaboratori. Per ciascuno di loro compilava una scheda che conteneva una trentina di voci e che aggiornava trimestralmente.


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L’ex calciatore e talent-scout Mino Favini festeggia i suoi 81 anni con il presidente dell’Atalanta Percassi, anno 2017 (foto © Atalanta Bergamasca Calcio)

L’Atalanta deve senz’altro a Mino Favini ed alla lungimiranza del presidente Antonio Percassi la crescita del vivaio, soprattutto in termini di qualità. Favini sosteneva l’importanza di costruire il giocatore come atleta, ma senza uccidere il suo estro. Per questo motivo, in un’intervista al giornalista Jean-Christophe Cataliotti era arrivato addirittura a sconsigliare di iscrivere i propri figli in società dove veniva vietato il dribbling o i ragazzi venivano trattati come robot.

Fra i vari talenti scoperti da Favini ci sono senz’altro Gianluca Zambrotta, Stefano Borgonovo, Giampaolo Pazzini, Pietro Vierchowod, Domenico Morfeo, Riccardo Montolivo, Giacomo Bonaventura, Alessio Tacchinardi, Gianfranco Matteoli e Marco Simone.

Chiara Mancini

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