<p><strong>Il tecnico bresciano rivive le sue passate stagioni in riva all&#8217;Arno. Prandelli ha poi parlato dell&#8217;attuale Fiorentina, evitando paragoni scomodi: &#8220;Vlahovic come Toni? È presto per dirlo&#8221;.</strong></p>
<figure id="attachment_458032" aria-describedby="caption-attachment-458032" style="width: 1270px" class="wp-caption alignnone"><img class="wp-image-458032 size-full" src="https://www.meteoweek.com/wp-content/uploads/2021/01/prandelli-sport-meteoweek.jpg" alt="prandelli" width="1280" height="767" /><figcaption id="caption-attachment-458032" class="wp-caption-text">Cesare Prandelli &#8211; meteoweek.com (photo by Getty Images)</figcaption></figure>
<p><strong>Cesare Prandelli</strong> è tornato a Firenze, una città che ritiene ormai la sua seconda casa. Il tecnico della <strong>Fiorentina</strong> sta cercando di risollevare le sorti di una squadra che, sotto la guida di <strong>Beppe Iachini</strong>, stava naufragando. La vittoria ottenuta nello scorso turno di campionato contro il <strong>Cagliari</strong> ha restituito un po&#8217; di ossigeno ai viola. Ora però c&#8217;è da dare continuità per una squadra e una piazza che non meritano, anche per la costruzione avvenuta nei mesi scorsi, una semplice lotta per la salvezza. Prandelli lo sa, ma sa anche che non sarà semplice.</p>
<p>Intervistato per il numero di questa settimana del settimanale <em><strong>Sportweek</strong></em>, il tecnico di Orzinuovi ammette le difficoltà nel subentrare a stagione iniziata. Anche perchè ci sono diversi aspetti da considerare, soprattutto sul piano del parco giocatori: &#8220;<em>Entrare in corsa rende tutto più complicato: è dura conoscere a fondo ventotto giocatori in poche settimane. Perciò preferirei che fossero loro a cercare di capire me. <strong>È complicato pure cambiare tanto e subito, perché il gruppo è ancorato a vecchie certezze e conoscenze.</strong> Io ho trovato disponibilità, ma il problema è proprio il numero: se hai ventotto giocatori, dieci sono scontenti, sempre. Preferisco avere qualche giocatore in meno, ma che si senta dentro al progetto Fiorentina</em>&#8220;.</p>
<p>Tra i giocatori che spiccano maggiormente c&#8217;è <strong>Dusan</strong> <strong>Vlahovic</strong>. Il giovane centravanti serbo sta provando a trascinare la Fiorentina a suon di gol. Ma Prandelli vuole andarci piano, specialmente con paragoni pesanti come quello con <strong>Luca Toni:</strong> &#8220;<em>È presto per dirlo: ha vent’anni, molti se ne dimenticano. Toni ne aveva 27 e parecchi campionati alle spalle quando arrivò qui. Mi chiedono perché Vlahovic giochi. Gioca perché io ragiono da contadino: semino e raccolgo quello che semino. Oggi ho questi giocatori e per me sono fortissimi</em>&#8220;.</p>
<p>Ma si può dire che Toni sia l&#8217;attaccante più forte che Prandelli abbia mai allenato? Il tecnico prova a rispondere con il consueto equilibrio, menzionando un altro grande giocatore che ha avuto alla sua corte: &#8220;<em>In fase realizzativa, sì. <strong>Come potenzialità complessiva Adriano gli era superiore, ma non ha avuto la testa giusta.</strong> A Firenze Toni l’ho voluto io. Gli dicevo: &#8216;Non venire incontro, pensa solo a chiudere l’azione&#8217;</em>&#8220;.</p>
<h2>L&#8217;amore di Prandelli per Firenze</h2>
<figure id="attachment_458036" aria-describedby="caption-attachment-458036" style="width: 730px" class="wp-caption alignnone"><img class="size-full wp-image-458036" src="https://www.meteoweek.com/wp-content/uploads/2021/01/prandelli-meteoweek-1.jpg" alt="" width="740" height="433" /><figcaption id="caption-attachment-458036" class="wp-caption-text">La sfida di Cesare &#8211; meteoweek.com (Photo by Gabriele Maltinti/Getty Images)</figcaption></figure>
<p><strong>Cesare Prandelli ama Firenze</strong>, e si può dire senza dubbio che si tratti di un amore corrisposto. Il tecnico ha da sempre portato nel cuore la città del Giglio, anche quando non è rimasto seduto sulla panchina viola. E forse l&#8217;attuale situazione di chiusura è un pugno nell&#8217;occhio per i fiorentini: &#8220;<em>La città resta meravigliosa, ricca d’arte, invidiata perché è ancora a misura d’uomo nonostante le dimensioni.<strong> I problemi vengono risolti con l’ingegno, la fantasia.</strong> La zona di Oltrarno è frequentata non più solo dai turisti: ai fiorentini piace uscire, stare insieme. E quindi forse più di altri soffrono le restrizioni attuali</em>&#8220;.</p>
<p>Per Prandelli, Firenze è stata anche la città che gli è stata vicino nel periodo di lutto per la perdita dell&#8217;amata <strong>Manuela</strong>. Ma è stata anche quella in cui ha conosciuto la sua attuale compagna <strong>Novella</strong>. Insomma, un destino già scritto: &#8220;<em>La città mi ha sempre rispettato e lo ha fatto a maggior ragione in due situazioni private opposte, ma entrambe emotivamente molto forti. Credo di essermi saldato a Firenze con quelle parole dell’estate del 2006, quando dissi che sarei rimasto anche in B. Ci misi la faccia e i fiorentini hanno apprezzato. Con loro non devi bluffare. <strong>Se adesso ho accettato di rimettermi in gioco rischiando tanto, perché quel che ho fatto in passato non conta, è solo per restituire parte dell’amore che ho ricevuto da questa gente</strong>. Salvando la Fiorentina sarei in pace con me stesso</em>&#8220;.</p>
<p>E poi ci sono i tifosi, che hanno sempre avuto delle pretese importanti ma non hanno mai messo l&#8217;amore in secondo piano. Anche perchè il calcio a Firenze si vive in maniera diversa, come ricorda bene Prandelli: &#8220;<em>Agli inizi facevo fatica ad accettare l’imperiosità di certi giudizi. &#8216;Te dovevi vincere&#8217;, mi dicevano dopo una partita storta. Poi ho capito che è il loro modo di stare vicino alla squadra. <strong>Ripeto: i fiorentini non sono mai contenti. Si sentono i migliori, secondi a nessuno.</strong> Ma io preferisco una città viva e calda a una che si accontenta. Qui si vive per la Fiorentina. I bambini tifano per la Fiorentina e non per chi vince: ci vuole un gran coraggio. Vuol dire che la passione è radicata, è tradizione di famiglia, e tramandarla è un dovere</em>&#8220;.</p>
<h2>Gli anni d&#8217;oro</h2>
<p>Prandelli ha avuto in mano la Fiorentina nel periodo dei <strong>Della Valle</strong> e ora la ritrova con un nuovo proprietario. Ma quali sono le differenze tra i &#8220;signori Tod&#8217;s&#8221; e l&#8217;attuale patron <strong>Rocco</strong> <strong>Commisso</strong>? &#8220;<em>Coi Della Valle sono stato benissimo per quattro anni e mezzo, poi decisero di cambiare e ci siamo lasciati, ma come si fa tra persone perbene. La nuova proprietà considera la Fiorentina una famiglia e questo mi piace. Rappresenta un valore, non un limite. Commisso vuole bene alla squadra e tratta i giocatori come figli: mi ricorda la famiglia Bortolotti all’Atalanta. Lui e Joe Barone hanno portato alla Fiorentina la cultura americana, mantenendo i valori italiani</em>&#8220;.</p>
<p>Il mister ha anche passato in rassegna le sue annate in viola. La prima fu quella in cui non si sapeva se i viola avrebbero giocato in serie A: &#8220;<em>All’inizio ci avevano mandati in B, poi la penalizzazione di 19 punti ridotta a 15. <strong>La prima sera, nel ritiro precampionato di Folgaria, dissi ai tifosi: &#8216;Serie A o B, io resto a Firenze&#8217;</strong></em>&#8220;. Nel 2007/08 la beffarda eliminazione europea contro i Rangers ai rigori: &#8220;<em>Palo, traversa, mille occasioni. Sbagliammo due tiri dal dischetto coi giocatori più bravi nel calciarli, Vieri e Liverani. Nel tirare si procurarono entrambi una frattura da stress</em>&#8220;.</p>
<p><strong>Leggi anche ->; <a href="http://www.meteoweek.com/2021/01/15/fiorentina-niente-da-fare-per-lo-stadio-commisso-e-una-furia/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Fiorentina, niente da fare per lo stadio: Commisso è una furia</a></strong></p>
<p>L&#8217;anno dopo fu il primo in <strong>Champions</strong>. Ma anche il primo con <strong>Gilardino</strong> a Firenze: &#8220;<em>Inconsciamente considerammo la Champions un premio per le stagioni precedenti, non avevamo la convinzione giusta per giocarla come si deve. Gila lo avevo avuto ragazzino a Parma, e aveva così tanta voglia di migliorare che diventava semplice allenarlo. Un venerdì mattina si presenta al campo mogio, con la testa bassa. &#8216;Che hai?. &#8216;Niente, niente&#8217;. Insisto, confessa: &#8216;Ieri non ho fatto gol&#8217;. &#8216;Ieri&#8217; era la partitella del giovedì contro i dilettanti della zona&#8230;</em>&#8220;. E poi il 2010, con la bruciante eliminazione contro il <strong>Bayern Monaco</strong>: &#8220;<em>Della partita col Bayern dico solo che,<strong> ci fosse stato il Var, saremmo passati noi</strong>. Ma non esisteva, mentre esiste la sudditanza psicologica nei confronti del più potente. E quella sera il presidente della Uefa sedette tutto il tempo accanto a quello del Bayern</em>&#8220;.</p>
<figure id="attachment_458037" aria-describedby="caption-attachment-458037" style="width: 730px" class="wp-caption alignnone"><img class="size-full wp-image-458037" src="https://www.meteoweek.com/wp-content/uploads/2021/01/prandelli-jorgensen-meteoweek.jpg" alt="" width="740" height="436" /><figcaption id="caption-attachment-458037" class="wp-caption-text">Cesare Prandelli e Martin Jorgensen &#8211; meteoweek.com (Photo credit should read GORM KALLESTAD/AFP via Getty Images)</figcaption></figure>
<h2>Prandelli e il momento amarcord</h2>
<p>In ogni caso, Prandelli non può che ricordare con affetto quegli anni straordinari: &#8220;<em>Firenze non si accontenta mai, pretende che la squadra vinca e convinca. I tifosi fissarono un obiettivo e noi lo centrammo: perciò sono rimasto legato a tutti di quella squadra</em>&#8220;. E c&#8217;è un giocatore in particolare, al quale si legò in quelle stagioni: &#8220;<em><strong>Martin Jorgensen sembrava non lo volesse nessuno</strong>: né noi, né l’Udinese comproprietaria del cartellino. Ce lo aggiudicammo alle buste, spendendo davvero poco, e pareva che ci fossimo accollati un peso. Invece si dimostrò un valore aggiunto. Persona straordinaria, per me è stato un riferimento. <strong>Se c’erano malesseri nello spogliatoio, lui fungeva da equilibratore.</strong> Di più: ha alimentato l’entusiasmo del gruppo</em>&#8220;.</p>
<p><strong>Leggi anche ->; <a href="http://www.meteoweek.com/2021/01/16/morata-avverte-la-juve-fermare-lukaku-e-quasi-impossibile/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Morata avverte la Juve: “Fermare Lukaku è quasi impossibile”</a></strong></p>
<p>Sempre a proposito del giocatore danese, <strong>Prandelli</strong> racconta un aneddoto. Grazie alla duttilità scoperta proprio da lui, <strong>Jorgensen</strong> ebbe vita un po&#8217; più lunga anche in nazionale: &#8220;<em>In campo era un giocatore duttile e disponibile: esterno alto che giocava a destra o a sinistra, con me ha fatto anche il terzino. <strong>Ricordo che mi chiamò il c.t. della nazionale del suo Paese, la Danimarca: &#8216;Volevo ringraziarti: non sapevo più dove metterlo, tu mi hai dato l’idea&#8217;.</strong> Se un allenatore può contare su giocatori capaci di calarsi in un progetto tecnico e con l’atteggiamento giusto, ha risolto gran parte dei suoi problemi</em>&#8220;.</p>

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