<p><strong>Il fantasista brasiliano del Crotone rivive la sua esperienza prima del grande salto in Serie A. Messias tesse anche le lodi di De Paul, il miglior dribblatore del campionato.</strong></p>
<figure id="attachment_460822" aria-describedby="caption-attachment-460822" style="width: 1270px" class="wp-caption alignnone"><img class="size-full wp-image-460822" src="https://www.meteoweek.com/wp-content/uploads/2021/01/messias-crotone-meteoweek.jpg" alt="messias crotone" width="1280" height="736" /><figcaption id="caption-attachment-460822" class="wp-caption-text">Messias in azione &#8211; meteoweek.com (Photo by Maurizio Lagana/Getty Images)</figcaption></figure>
<p>Quella di <strong>Junior Messias</strong> è una delle storie più belle che possiamo trovare nel nostro calcio. Il fantasista brasiliano è giunto alla seconda stagione con la maglia del <strong>Crotone</strong>, ma qualche anno fa nessuno si sarebbe mai aspettato di trovarlo a giocare in Serie A. Forse nemmeno lui, che fin dal suo arrivo in Italia ha svolto i lavori più umili e ha sempre visto il calcio come una passione, un hobby. Poi è arrivata la grande chiamata per iniziare a giocare seriamente, finchè non c&#8217;è stato l&#8217;approdo in Calabria. E in un anno e mezzo, tra la promozione in serie A e le prime giocate tra i grandi, tutti si sono accorti di lui.</p>
<p>Messias ha rilasciato una bella intervista per l&#8217;edizione odierna della <em>Gazzetta dello Sport</em>. Nelle sue parole emerge subito grande naturalezza, quasi stupore, lo stesso che traspare in chi subisce le sue giocate. Come le finte, che a volte ipnotizzano gli avversari: &#8220;<em>A volte mi chiedo io stesso da dove provengano le mie finte.<strong> Credo sia una cosa innata e naturale.</strong> Quel movimento del corpo per spiazzare l’avversario ce l’ho dentro di me. Io mi diverto sempre, mi basta avere un pallone tra i piedi. Anche con i miei figli a casa. La differenza ora è la responsabilità</em>&#8220;.</p>
<p>Dopo aver fatto tutti i lavori più umili, ora Messias è nel calcio che conta. Ma non ha mai dimenticato le sue origini, quelle di un lavoratore instancabile che non smette mai di impegnarsi: &#8220;<em>Adesso vivo il calcio con impegno, passione, cuore. Nella vita niente è facile, devi sfruttare le opportunità che ti vengono offerte. E i miei sacrifici sono stati ripagati. <strong>Ricordo con nostalgia Barriera di Milano, il quartiere periferico di Torino nel quale vivevo</strong>. È un posto multietnico, dove ho conosciuto persone di Paesi e culture diverse. Mi piaceva tanto vivere lì</em>&#8220;.</p>
<p>Il dribbling per lui è un&#8217;arte. E spiega anche come è nata la sua passione per questo movimento da grande giocatore: &#8220;<em>Mi viene naturale. <strong>Il dribbling l’ho imparato per strada, in Brasile.</strong> Io non ho fatto il settore giovanile in un club, mi divertivo con i miei amici dove capitava. Giocavamo liberi, ognuno faceva quello che voleva. E a me piaceva dribblare</em>&#8220;.<strong> Ma cosa insegna la storia di Messias?</strong> &#8220;A crederci sempre. Nella vita la fortuna serve tanto, ma la prima cosa è l’impegno. Non sai mai cosa può succedere. Ma non sempre le cose vanno come speriamo. Penso che ognuno abbia il proprio destino&#8221;.</p>
<p>Junior Messias non è arrivato in Italia con l&#8217;ambizione di giocare a calcio. La cosa più importante per lui, in quel momento, era vivere una vita migliore: &#8220;<em>Non pensavo solo al calcio. Quando venni in Italia il mio obiettivo era semplicemente la ricerca di un futuro migliore rispetto a quello che avrei potuto avere in Brasile. E non immaginavo che nel calcio sarei arrivato così lontano</em>&#8220;. Ma a proposito delle sue grandi giocate, c&#8217;è una grandissima fonte di ispirazione: &#8220;<em>Le giocate sono davvero belle quando hanno un senso, perché a calcio si gioca per vincere, per fare gol. Ogni giocata deve essere funzionale.<strong> Mi torna in mente Zidane, che mi piaceva tantissimo e forse è stato il giocatore con più classe in assoluto.</strong> Giocava con una serenità e una bellezza mai più viste</em>&#8220;.</p>
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<p>Prima di arrivare a Crotone, Messias ha fatto la gavetta, quella vera. Ma non si è mai elevato sopra a compagni e avversari, nonostante il suo talento: &#8220;<strong><em>Non ho mai pensato di essere particolarmente forte, anzi credevo di essere più scarso degli altri e volevo solo migliorare</em></strong>&#8220;. E il fatto di essere diventato di fatto un&#8217;icona del nostro campionato, suscita in Junior emozioni speciali: &#8220;<em>Ne sono felice. Non è più come una volta, quando la gente smetteva di fare qualunque cosa per vedere una partita. Oggi il gioco è molto tattico, ci sono pochi dribbling e poche giocate spettacolari. Mi piacerebbe che il calcio tornasse quello di un po’ di tempo fa</em>&#8220;.</p>
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<p>Messias ha ammesso di aver sempre avuto in <strong>Ronaldo</strong> il suo idolo, mentre secondo lui il giocatore più bravo nel dribbling in serie A è <strong>Rodrigo De Paul</strong>. Quanto al suo Crotone, il brasiliano sostiene che Stroppa faccia bene a continuare per la sua strada: &#8220;<em>Stiamo portando avanti le nostre idee, serve solo un po’ più di cattiveria e attenzione. Con Stroppa ho un ottimo rapporto. Il gruppo è molto unito e credo che riusciremo a salvarci</em>&#8220;.</p>

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