<p><strong>Un anno fa si spegneva Kobe Bryant. Un incidente in elicottero faceva perdere la vita al campione di basket, alla figlia Gianna Maria e ad altre sette persone.</strong></p>
<figure id="attachment_466596" aria-describedby="caption-attachment-466596" style="width: 1270px" class="wp-caption alignnone"><img class="size-full wp-image-466596" src="https://www.meteoweek.com/wp-content/uploads/2021/01/kobe-bryant-meteoweek.jpg" alt="kobe bryant" width="1280" height="752" /><figcaption id="caption-attachment-466596" class="wp-caption-text">Kobe Bryant nel giorno della sua ultima partita &#8211; meteoweek.com (Photo by Harry How/Getty Images)</figcaption></figure>
<p>Ognuno di noi si ricorda dov&#8217;era e cosa stava facendo il <strong>26 gennaio del 2020</strong>. Era una domenica come tante altre, per quanto riguarda lo sport c&#8217;era molta attesa per il big match di serie A tra <strong>Napoli</strong> e <strong>Juventus</strong>. La serata sembrava trascinarci stancamente verso una notte da trascorrere, con la testa al ritorno al lavoro dopo il lungo weekend. Poi, alle 18.06 ora italiana, l&#8217;incidente che avrebbe scosso per sempre le nostre coscienze. Poco per volta, la notizia inizia a circolare: <a href="http://www.meteoweek.com/2020/01/26/morto-in-incidente-elicottero-kobe-bryant-tutti-morti/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Kobe Bryant è morto</strong></a>.</p>
<p>Considerando come vanno le cose, specialmente in questi ultimi anni in cui la fuga di notizie tende sempre di più verso il fake, il falso, sono veramente in pochi a crederci. E così inizia la ricerca estenuante ed esasperata. Si evita in maniera sistematica <strong>Facebook</strong>, divenuto purtroppo il covo di queste fake news. E allora si va su <strong>Twitter</strong>, si scandagliano i siti di informazione americani. Smettiamo di essere dei semplici fruitori dell&#8217;informazione sul web e ci trasformiamo in investigatori. Veri e propri cani da fiuto per capire se fosse tutto vero. <strong>Ed era tutto vero</strong>.</p>
<p>Kobe Bryant ci lasciò all&#8217;improvviso, quando c&#8217;era ancora tanto da fare nonostante le scarpe da basket le avesse tolte ormai da più di un anno. E se ne andò proprio mentre stava provando a darsi da fare. Aveva deciso di far alzare il suo elicottero per condurre la figlia <strong>Gianna</strong> <strong>Maria</strong> (divenuta per tutto <em><strong>Gigi</strong></em>), sue compagne di squadra, genitori e staff per un camp in California. Quel volo in elicottero, però, sarebbe stato l&#8217;ultimo per nove vite spezzate. Un errore, un problema tecnico improvviso e irrimediabile. Il destino che ci porta via un grande campione e distrugge diverse famiglie.</p>
<p>Kobe Bryant non riusciva a stare fermo. Poche ore prima di vedere la sua vita schiantarsi sulle rocce di <strong><a href="http://www.meteoweek.com/2020/01/26/kobe-bryant-chi-era-carriera-e-vita-privata-del-giocatore-dellnba/" target="_blank" rel="noopener">Calabasas</a></strong>, era stato a <strong>Philadelphia</strong>. L&#8217;intento era quello di rendere omaggio a un grande rivale sul parquet, divenuto amico dopo che finivano i 48 minuti in campo. È <strong>LeBron</strong> <strong>James</strong>, che proprio in quella notte superava Kobe nella classifica dei marcatori in NBA di tutti i tempi. Il canestro, il timeout chiamato ad hoc, l&#8217;applauso del pubblico della &#8216;città degli angeli&#8217;, il cenno d&#8217;intesa con il suo erede tecnico e carismatico. Tutto proprio nella città che poco meno di 42 anni prima gli aveva dato i natali.</p>
<figure id="attachment_466597" aria-describedby="caption-attachment-466597" style="width: 730px" class="wp-caption alignnone"><img class="size-full wp-image-466597" src="https://www.meteoweek.com/wp-content/uploads/2021/01/kobe-bryant-figlie.jpg" alt="" width="740" height="520" /><figcaption id="caption-attachment-466597" class="wp-caption-text">Kobe e le sue figlie &#8211; meteoweek.com (Photo by Christian Petersen/Getty Images)</figcaption></figure>
<p>Di Kobe Bryant si è spesso parlato a proposito del suo legame con l&#8217;Italia. Lui che per ben sette anni visse nel nostro Paese, al seguito di papà <strong>Joe</strong>. Prima <strong>Rieti,</strong> poi <strong>Reggio Calabria</strong> e <strong>Pistoia</strong>, infine <strong>Reggio</strong> <strong>Emilia</strong>. Quest&#8217;ultima gli dedicherà una piazza, a un anno dalla sua scomparsa. Un legame fortissimo che è rimasto tale anche dopo il ritorno in patria. C&#8217;era da pensare alla sua istruzione e alla coltivazione di un talento smisurato, che evidentemente il buon Joe gli aveva trasmesso. <strong>Misteri della genetica</strong>. Da lì in poi, un volo senza paura della quota da raggiungere, la più alta di tutti.</p>
<p>Non passerò e non passeremo in rassegna quanto di eccezionale e unico ha fatto Kobe Bryant sui parquet degli Stati Uniti e di tutto il mondo. Kobe è stato l&#8217;uomo capace di zittire chi credeva che senza <strong>Shaquille O&#8217;Neal</strong> non avrebbe più vinto nulla: sono arrivati altri<strong> due titoli NBA</strong>. Kobe ha dimostrato che la bravura e il talento non hanno età: nella sua ultima gara in carriera ha segnato 60 punti. Kobe ha dimostrato che si può essere grandissimi e dignitosi anche quando si rappresenta un&#8217;intera nazione: <strong>ha vinto due medaglie d&#8217;oro olimpiche</strong>.</p>
<p>Kobe Bryant è stato un colosso. È stato capace di essere uno di noi, con quella naturalezza che nel bene e nel male è venuta fuori. È stato capace di sbagliare, ammettere i propri errori e redimersi, ritrovando un amore che sembrava ormai perduto. <strong>È stato capace di essere il migliore di tutti nonostante tutto</strong>. Kobe Bryant era, è e sarà per sempre Kobe Bryant.</p>

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