<p><strong>La vita di Cherif Karamoko, attaccante originario della Guinea, è stata un calvario. A soli 16 anni è salito su un barcone per raggiungere l&#8217;Italia. Nel corso della traversata ha perso, a causa di un naufragio, il fratello.</strong></p>
<figure id="attachment_491458" aria-describedby="caption-attachment-491458" style="width: 1270px" class="wp-caption aligncenter"><img class="size-full wp-image-491458" src="https://sport.meteoweek.com/wp-content/uploads/2021/02/CherifKaramoko-meteoweek.com_.jpg" alt="cherif karamoko" width="1280" height="720" /><figcaption id="caption-attachment-491458" class="wp-caption-text">Cherif Karamoko, attaccante di origini guineane &#8211; meteoweek.com</figcaption></figure>
<p>La guerra in Guinea, la fuga ed il sogno di dare calci ad un pallone in Italia. Il filo rosso della vita di <strong>Cherif Karamoko </strong>è stato lo sport. Il classe 2000, che ha esordito due anni fa in <strong>Serie B </strong>con la maglia del <strong>Padova</strong>, ha fatto tanti sacrifici per arrivare a calcare i campi italiani. Su tutti quello di salire sul barcone colmo di migranti che lo avrebbe condotto verso il futuro. Per soddisfare questo grande desiderio suo fratello <strong>Mory </strong>ha perso la vita, donandogli il suo salvagente nel corso del naufragio in cui sono morti tanti clandestini. Un sacrificio che il giovane attaccante vuole ripagare a tutti i costi. La sua storia adesso è diventata un <strong>libro</strong> dal titolo &#8220;<em>Salvati tu che hai un sogno&#8221;.</em></p>
<h2>Il calvario di Cherif Karamoko</h2>
<p>La vita di <strong>Cherif Karamoko </strong>non è stata semplice fin dalla nascita. Un&#8217;infanzia vissuta in povertà, con tante difficoltà da affrontare. Quando aveva 13 anni, il calciatore ha perso il padre ed in fratello maggiore in una una guerriglia nel corso della <strong>guerra di</strong> <strong>Guinea </strong>mentre cercavano di respingere un assalto alla propria casa. Due anni dopo la morte della madre, una delle vittime dell&#8217;epidemia di <strong>Ebola</strong>. Lui e <strong>Mory</strong>, rimasti orfani, hanno dunque deciso di provare la traversata verso l&#8217;Italia, salendo su un <strong>barcone</strong> carico di clandestini. Lì sarebbe scomparso il fratello, che lo aveva spinto a tentare la sorte per realizzare il <strong>sogno</strong> di giocare a calcio.</p>
<p>&#8220;<em>Su quella barca potevano starci <strong>60 persone</strong>, ma noi eravamo in <strong>143</strong>. Era piena, non ci stavamo, ma chi aveva organizzato il viaggio era <strong>armato</strong> e ci ha spinto a forza tutti dentro. Non c’era spazio per muoversi. Nella notte abbiamo iniziato a imbarcare acqua. A quel punto è nata una <strong>battaglia disperata</strong> per accaparrarsi i <strong>salvagenti</strong>, che erano pochissimi rispetto a quanti eravamo. La gente <strong>urlava</strong> e non si capiva niente</em>&#8220;. Lo ha raccontato il giocane calciatore in un&#8217;intervista andata in onda nel corso della puntata di Verissimo di sabato 27 febbraio.</p>
<figure id="attachment_491461" aria-describedby="caption-attachment-491461" style="width: 730px" class="wp-caption aligncenter"><img class="size-full wp-image-491461" src="https://sport.meteoweek.com/wp-content/uploads/2021/02/cherif-karamoko-meteoweek.com_.jpg" alt="cherif karamoko" width="740" height="439" /><figcaption id="caption-attachment-491461" class="wp-caption-text">La commozione dell&#8217;attaccante nel corso dell&#8217;intervista a Verissimo &#8211; meteoweek.com</figcaption></figure>
<p>Proprio nel momento del naufragio il fratello <strong>Mory </strong>ha scelto di sacrificarsi per lui: &#8220;<em>Quando la barca è affondata ci siamo aggrappati ad alcuni <strong>pezzi dell’imbarcazione</strong>. Ero senza forze, faceva <strong>freddissimo</strong> e avevo bevuto un sacco di <strong>benzina</strong>. All’improvviso mio fratello mi ha <strong>allungato un salvagente</strong> e mi ha detto di <strong>tenere duro</strong>, che sarebbe arrivata la nave italiana a salvarci. Mi ha detto di salvarmi perché dovevo giocare a <strong>calcio</strong>. Lui era al mio fianco e non mi sono accorto quando <strong>è scomparso nelle onde</strong>. Sono svenuto e mi sono risvegliato in ospedale in Italia</em>&#8220;.</p>
<p><strong>Cherif Karamoko </strong>non riesce ancora a rassegnarsi all&#8217;idea che <strong>Mory </strong>non ce l&#8217;abbia fatta: &#8220;<em>Ancora oggi non credo a quello che è successo. Forse si trova da qualche parte in <strong>Italia</strong> o è in <strong>Libia</strong>, non lo so. Quando eravamo a Tripoli mi diceva di guardare le luci in fondo al mare, che lì c’era l’Italia, il posto dove avrei potuto realizzare il mio <strong>sogno</strong></em>&#8220;.</p>

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