<p><strong>Lo skipper di Luna Rossa fa capire che c&#8217;è un po&#8217; di delusione, ma anche tanto orgoglio tra i membri dell&#8217;equipaggio. Max Sirena attacca sull&#8217;eventuale alleanza New Zealand-Ineos e si tiene stretto Spithill e Bruni.</strong></p>
<figure id="attachment_498041" aria-describedby="caption-attachment-498041" style="width: 1270px" class="wp-caption alignnone"><img class="size-full wp-image-498041" src="https://sport.meteoweek.com/wp-content/uploads/2021/03/max-sirena-meteoweek-1.jpg" alt="max sirena meteoweek" width="1280" height="720" /><figcaption id="caption-attachment-498041" class="wp-caption-text">Max Sirena ha solo potuto sfiorare la coppa &#8211; meteoweek.com (photo by Getty Images)</figcaption></figure>
<p><strong>Luna Rossa</strong> torna in Italia con la testa altissima, nonostante la sconfitta patita nella finalissima di America&#8217;s Cup. <strong>New Zealand</strong> si è portata a casa il trofeo per la quarta volta nella storia, dopo una bella rimonta che ha portato quattro successi consecutivi nelle regate che si sono rivelate decisive. Nel cuore e nella mente di <strong>Max Sirena</strong>, skipper del team italiano, come detto c&#8217;è tanto orgoglio e tanta voglia di rimettere subito l&#8217;imbarcazione in acqua. Dalle sue parole, rilasciate per il Corriere della Sera, c&#8217;è tutta l&#8217;intenzione di ricominciare.</p>
<p>Max Sirena torna a casa da Auckland con il record di tre vittorie. Mai nessun equipaggio italiano ci era mai riuscito in <strong>America&#8217;s Cup</strong>. In ogni caso, lo skipper non vuole fare paragoni con i suoi predecessori: &#8220;<em>Io non sono né Francesco De Angelis né Paul Cayard. Non sono un velista con il pedigree. <strong>Non era scontato che Patrizio Bertelli mi mettesse in mano questa meravigliosa avventura</strong>: ha scommesso su di me, gli devo molto. Abbiamo raggiunto un livello altissimo, ora dobbiamo costruire un team ancora più forte. Non posso e non voglio mollare proprio adesso</em>&#8220;.</p>
<p>Secondo il timoniere dell&#8217;equipaggio italiano, a fare la differenza è stata anche la costante confidenza che New Zealand ha preso con il campo di regata. Secondo Sirena, infatti, una tempistica meno dilatata in avanti avrebbe aiutato Luna Rossa: &#8220;<em><strong>Se avessimo potuto fare 13 regate il primo giorno, la Coppa America sarebbe finita in modo diverso.</strong> Team New Zealand non regatava da dicembre, sono arrivati un po’ arrugginiti. Ma sapevamo che sarebbero cresciuti. Infatti si è confermata vera l’antica regola: l’America’s Cup la vince la barca più veloce. È così dal 1851</em>&#8220;.</p>
<p>Le condizioni delle due imbarcazioni poteva favorire nettamente i neozelandesi. Per questo motivo Max Sirena esprime tutta la sua soddisfazione: &#8220;<em>In una classe nuovissima, con così poche regate alle spalle, l’attesa era tanta: <strong>potevamo essere più lenti di 5 nodi&#8230;</strong> Ma noi avevamo lavorato tanto per andare veloci con vento forte e invece abbiamo beccato l’unica settimana di bonaccia di tutta l’estate</em>&#8220;. C&#8217;era anche una discreta differenza nella <strong>velocità</strong>, anche se Sirena minimizza: &#8220;<em>Non enorme, però: per questo rosichiamo. Sappiamo dove possiamo migliorare: ricominciamo da lì</em>&#8220;.</p>
<p>Già, <strong>da dove bisogna ricominciare?</strong> Lo spiega proprio il timoniere di Luna Rossa: &#8220;<em>C’era una grossa differenza tra le nostre derive e quelle dei kiwi. Ci hanno fregato le condizioni iniziali di vento forte. Per il resto, uomini e barca, avevamo un pacchetto davvero completo</em>&#8220;. C&#8217;è chi ha portato alla luce alcuni errori del team italiano, ma Sirena scagiona i suoi: &#8220;<em>Di errori a bordo ne hanno fatti più i kiwi, ma avevano una barca che gli perdonava tutto. Noi abbiamo sbagliato lato una sola volta: <strong>con il tattico non sarebbe cambiato niente</strong>. Li rimbalzavamo in partenza, guadagnavamo terreno poi, in regate così corte, 100-200 metri li perdevi in un attimo. A 40 nodi di velocità non è facile prendere decisioni in un secondo: non mi sento di criticare i miei velisti</em>&#8220;.</p>
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<p>Dopo una finale del genere, è il caso di <strong>recitare un mea culpa?</strong> Secondo Max Sirena, in parte sì: &#8220;<em>Quando perdi è ovvio che sbagli. Un anno fa avremmo potuto fare scelte diverse sulle derive ma dovevamo pensare anche alla Prada Cup, a battere i challenger. <strong>Di errori ne faccio tutti i giorni</strong>, ma allo stesso tempo sono sicuro che abbiamo fatto un lavoro pazzesco. Il team è stato ricreato da zero, siamo andati a cercare i giovani: ci sono 21enni in tutti i dipartimenti. Al di là dei velisti, il grande merito dei kiwi è l’estro del loro team progettuale: c’è gente che è lì dal ‘92, si è creata una mentalità vincente</em>&#8220;.</p>
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<p>La sconfitta è solo l&#8217;atto finale di un lungo percorso per Luna Rossa. Per questo motivo Max Sirena non intende modificare nulla del suo team, a partire dalla coppia di timonieri: &#8220;<em><strong>Il mio obiettivo è confermare Jimmy e Checco Bruni</strong>, che è stato bravissimo. Il 90% del design team ha già firmato. Lo scopo è migliorare</em>&#8220;. Si è parlato anche di un probabile evento che unirebbe <strong>New Zealand e Ineos UK</strong>. Lo skipper risponde così: &#8220;<em>Un evento a due sarebbe un disastro per tutto il mondo della Coppa America, oltre che una pagliacciata</em>&#8220;.</p>

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