Premier League, monta la protesta contro il razzismo: tre giorni senza social

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:01
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Dopo diversi abusi subiti dai calciatori sui social media, la Premier League ha deciso di approvare lo sciopero dalle piattaforme online. Ecco quando verrà fatto e chi ha deciso di partecipare e approvare la protesta.

Premier League: nella stagione 2020/21 la lega inglese ha deciso di far apporre su tutte le maglie la scritta "Non c'è posto per il razzismo", che sostituisce la precedente "Black Lives Matter".
Premier League: nella stagione 2020/21 la lega inglese ha deciso di far apporre su tutte le maglie la scritta “Non c’è posto per il razzismo”, che sostituisce la precedente “Black Lives Matter”.

Numerosi giocatori, dopo che il movimento Black Lives Matter è stato riconosciuto in Europa e sostenuto anche dalla UEFA e le rispettive federazioni calcistiche, hanno iniziato a lamentare apertamente gli insulti razzisti ricevuti sui social. In particolare, dopo una sconfitta calcistica, ci sarebbero numerosi utenti a prendere di mira i calciatori di colore.

Premier League, il difensore del Tottenham Davinson Sanchez mostra gli insulti ricevuti dopo una sconfitta in campionato (foto ©talkSPORT).
Premier League, il difensore del Tottenham Davinson Sanchez mostra gli insulti ricevuti dopo una sconfitta in campionato (foto ©talkSPORT).

Premier League, si boicottano i social media

In Inghilterra, dopo che anche alcuni arbitri hanno iniziato a ricevere minacce di morte, si è iniziato a chiedere in maniera sempre più insistente che i gestori dei social media blocchino gli utenti e prendano in generale provvedimenti contro il bullismo ed il razzismo sui social media. Ad oggi, però, non ci sarebbero stati dei riscontri effettivi.

Premier League, gli insulti razziali ricevuti da Anthony Martial del Manchester United dopo il pareggio con il West Bromwich Albion (foto ©talkSPORT).
Premier League, gli insulti razziali ricevuti da Anthony Martial del Manchester United dopo il pareggio con il West Bromwich Albion (foto ©talkSPORT).

Per questo motivo, da venerdì 30 aprile alle ore 14:00 a lunedì 3 maggio alle 22:59,
le società di Premier League, Championship e della Women’s Super League non pubblicheranno nulla sulle loro utenze nei social media. La protesta è chiaramente tesa ad attirare ulteriormente l’attenzione sul problema.

Premier League, l'attaccante del Crystal Palace Wilfried Zaha è tornato più volte a lamentare gli insulti razziali (foto ©talkSPORT).
Premier League, l’attaccante del Crystal Palace Wilfried Zaha è tornato più volte a lamentare gli insulti razziali (foto ©talkSPORT).

La protesta dei social media è approvata dal governo UK

Non è solo la Premier League, che ha fatto apporre per tutto il campionato la scritta “Non c’è posto per il razzismo” sulle magliette, ad appoggiare lo sciopero dei social media. C’è anche la Federcalcio inglese (FA), la federazione degli arbitri (PGMOL), l’associazione degli allenatori (LMA) e l’assiociazione dei calciatori professionisti (PFA).


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Anche il governo inglese si è schierato a favore della protesta. Come riporta la radio inglese talkSPORT, è stata rilasciata la seguente nota: “Boicottare i social media mostra l’importanza di eradicare il razzismo, ma al tempo stesso sottolinea l’esigenza di educare le persone alla battaglia in corso contro le discriminazioni“.

 

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