L’Atalanta vince, va ai quarti di Champions League e commuove: “Bergamo, non mollare mica…”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 8:09
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Incredibile impresa della squadra di Gasperini che sbanca il Mestalla e approda per la prima volta nella sua storia ai quarti di finale di Champions League. La città festeggia rispettando l’invito a restare in casa responsabilmente.

L’Atalanta batte il Valencia anche al Mestalla, 4-3 (Photo by -/POOL UEFA/AFP via Getty Images)

Tifa Atalanta responsabilmente

C’erano dubbi? Bergamo fa il suo dovere da anni. È una città che si sveglia alle quattro e lavora sempre, non dorme mai. Ha una produttività media superiore persino a quella di Milano. Il lavoro qui è una fede inderogabile, una ragione di vita. Il tifo per l’Atalanta è la seconda. Ma in questo caso i tifosi bergamaschi hanno voluto derogare. Hanno tifato per due ore davanti alla tv, poi sui terrazzi. Ma lasciando sgombre le strade ed evitando rischi di contagio in una città mai così messa alla prova.

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Al Mestalla

Uno stadio deserto, una squadra straordinaria che vince, diverte e attacca sempre, senza mollare mai. Un tecnico come Gasperini che non risulta essere tra i più simpatici (forse anche perché la Juventus e l’Inter se lo sono fatto sfuggire prendendolo anche un po’ in giro quando potevano tenerselo) che se si fa male un centrocampista inserisce una punta e dice ai suoi… “Questa la dobbiamo vincere”. E loro la vincono. Per se stessi, per quelli che sono a casa a tifare davanti alla televisione, per una città laboriosa e operaia come poche, messa in ginocchio da un virus.

Chi è l’Atalanta

L’Atalanta passa 4-3 al Mestalla di Valencia scrivendo una delle pagine più alte ed entusiasmanti del calcio italiano degli ultimi anni. Dopo la gara, in una festa nello stadio deserto all’interno del quale riecheggiavano i cori dei tifosi del Valencia che, contro ogni disposizione, erano in migliaia fuori dal Mestalla ad aspettare la fine della partita, l’Atalanta fa festa. Spunta una maglia bianca con una scritta a pennarello nero: “Bergamo, questa è per te #molamia Non mollare mica…”

Chi era Atalanta

Ἀταλάντη era la figlia di Iaso, bella e straordinariamente forte e veloce. Fu abbandonata dalla madre Artemide, la dea della caccia, perché il padre voleva un maschio. E lei lo divenne giocoforza allenandosi con gli orsi nella lotta e con i lupi e i cervi nella corsa. Riabilitata in famiglia dopo aver ferito per prima il cattivissimo cinghiale calidonio, doveva sposare un uomo bello, forte e veloce come lei. Chi la sfidava nella corsa per poterla sposare – se non la batteva – oltre a restare zitello veniva pure condannato a morte. La sposò Melanione che era innamorato davvero di lei, ma non l’avrebbe mai battuta senza un incantesimo di Afrodite che, commossa dall’amore sincero del giovane, distrasse Atalanta con tre mele nel corso della gara.

Due leggende

Così ora il mondo sa chi è l’Atalanta e chi era Atalanta, una dea che aveva una dignità e un ego gigantesco ma che di fronte a tre mele incantate e a un giovane bello come lei si lasciò catturare. Una bella storia che sa di leggenda, e un po’ leggendaria è anche l’impresa della squadra neroblu che rinnova gli standard della Champions League arrivando dalla provincia e invadendo il salotto buono di San Siro sfrattando Inter e Milan.

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La gioia social

Su Twitter arrivano i complimenti del sindaco Gori: “Ne avevamo bisogno” e si rincorrono gli inviti. Niente feste in pubblico, niente processione all’aeroporto di Orio o a Zingonia, sede del campo di allenamento del club, al rientro della squadra. I tifosi dell’Atalanta si riuniscono sui terrazzi e urlano la loro gioia in dialetto stretto per un’oretta abbondante. Poi, poco dopo mezzanotte, se ne vanno a dormire felici di una piccola grande gioia in un enorme momento di angoscia. Qualcosa di straordinario e di inimmaginabile: la leggenda che porta il nome di una dea e di un mito perpetuato da tremila anni.

Josip Ilicic, quattro gol al Mestalla nella vittoria con il Valencia, MVP della partita (Photo by UEFA Pool/Getty Images)

 

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