<p><strong>Incredibile impresa della squadra di Gasperini che sbanca il Mestalla e approda per la prima volta nella sua storia ai quarti di finale di Champions League. La città festeggia rispettando l’invito a restare in casa responsabilmente.</strong></p>
<figure id="attachment_168559" aria-describedby="caption-attachment-168559" style="width: 1270px" class="wp-caption alignnone"><img class="size-full wp-image-168559" src="https://www.meteoweek.com/wp-content/uploads/2020/03/GettyImages-12064772031.jpg" alt="" width="1280" height="740" /><figcaption id="caption-attachment-168559" class="wp-caption-text">L&#8217;Atalanta batte il Valencia anche al Mestalla, 4-3 (Photo by -/POOL UEFA/AFP via Getty Images)</figcaption></figure>
<h2><strong>Tifa Atalanta responsabilmente</strong></h2>
<p>C’erano dubbi? Bergamo fa il suo dovere da anni. È una città che si sveglia alle quattro e lavora sempre, non dorme mai. Ha una produttività media superiore persino a quella di Milano. Il lavoro qui è una fede inderogabile, una ragione di vita. Il tifo per l’Atalanta è la seconda. <strong>Ma in questo caso i tifosi bergamaschi hanno voluto derogare.</strong> <strong>Hanno tifato per due ore davanti alla tv, poi sui terrazzi.</strong> Ma lasciando sgombre le strade ed evitando rischi di contagio in una città mai così messa alla prova.</p>
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<h2><strong>Al Mestalla</strong></h2>
<p>Uno stadio deserto, una squadra straordinaria che vince, diverte e attacca sempre, senza mollare mai. <strong>Un tecnico come Gasperini che non risulta essere tra i più simpatici</strong> (forse anche perché la Juventus e l’Inter se lo sono fatto sfuggire prendendolo anche un po’ in giro quando potevano tenerselo) che se si fa male un centrocampista inserisce una punta e <strong>dice ai suoi… “Questa la dobbiamo vincere”.</strong> E loro la vincono. Per se stessi, per quelli che sono a casa a tifare davanti alla televisione, per una città laboriosa e operaia come poche, messa in ginocchio da un virus.</p>
<h2><strong>Chi è l’Atalanta </strong></h2>
<p><strong>L’Atalanta passa 4-3 al Mestalla di Valencia scrivendo una delle pagine più alte ed entusiasmanti del calcio italiano degli ultimi anni.</strong> Dopo la gara, in una festa nello stadio deserto all’interno del quale riecheggiavano i cori dei tifosi del Valencia che, contro ogni disposizione, erano in migliaia fuori dal Mestalla ad aspettare la fine della partita, l’Atalanta fa festa. <strong>Spunta una maglia bianca con una scritta a pennarello nero: “Bergamo, questa è per te #molamia Non mollare mica…”</strong></p>
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<h2><strong>Chi era Atalanta </strong></h2>
<p>á¼ταλάντη era la figlia di Iaso, bella e straordinariamente forte e veloce. Fu abbandonata dalla madre Artemide, la dea della caccia, perché il padre voleva un maschio. E lei lo divenne giocoforza allenandosi con gli orsi nella lotta e con i lupi e i cervi nella corsa. Riabilitata in famiglia dopo aver ferito per prima il cattivissimo cinghiale calidonio, doveva sposare un uomo bello, forte e veloce come lei. Chi la sfidava nella corsa per poterla sposare &#8211; se non la batteva &#8211; oltre a restare zitello veniva pure condannato a morte. <strong>La sposò Melanione che era innamorato davvero di lei,</strong> ma non l’avrebbe mai battuta senza un incantesimo di Afrodite che, commossa dall’amore sincero del giovane, distrasse Atalanta con tre mele nel corso della gara.</p>
<h2><strong>Due leggende</strong></h2>
<p><strong>Così ora il mondo sa chi è l’Atalanta e chi era Atalanta,</strong> una dea che aveva una dignità e un ego gigantesco ma che di fronte a tre mele incantate e a un giovane bello come lei si lasciò catturare. Una bella storia che sa di leggenda, e un po’ leggendaria è anche l’impresa della squadra neroblu che rinnova gli standard della Champions League arrivando dalla provincia e invadendo il salotto buono di San Siro sfrattando Inter e Milan.</p>
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<h2><strong>La gioia social </strong></h2>
<p>Su Twitter arrivano <strong>i complimenti del sindaco Gori: “Ne avevamo bisogno”</strong> e si rincorrono gli inviti. Niente feste in pubblico, niente processione all’aeroporto di Orio o a Zingonia, sede del campo di allenamento del club, al rientro della squadra. I tifosi dell’Atalanta si riuniscono sui terrazzi e urlano la loro gioia in dialetto stretto per un’oretta abbondante. Poi, poco dopo mezzanotte, se ne vanno a dormire felici di una piccola grande gioia in un enorme momento di angoscia. Qualcosa di straordinario e di inimmaginabile: la leggenda che porta il nome di una dea e di un mito perpetuato da tremila anni.</p>
<figure id="attachment_168560" aria-describedby="caption-attachment-168560" style="width: 730px" class="wp-caption alignnone"><img class="size-full wp-image-168560" src="https://www.meteoweek.com/wp-content/uploads/2020/03/GettyImages-1211645493.jpg" alt="" width="740" height="500" /><figcaption id="caption-attachment-168560" class="wp-caption-text">Josip Ilicic, quattro gol al Mestalla nella vittoria con il Valencia, MVP della partita (Photo by UEFA Pool/Getty Images)</figcaption></figure>
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