Juventus, ennesimo fallimento in Champions: non basta un super Ronaldo

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:02
0

Il Lione elimina la Juventus, nonostante la vittoria dei bianconeri per 2-1 al ritorno. Una super doppietta del campione portoghese illude la Vecchia Signora, che ora si interroga sul futuro di Sarri.

ronaldo-juventus

Ancora un fallimento, l’ennesimo in Champions League nonostante le grandi ambizioni all’inizio della stagione. La Juventus esce di scena addirittura agli ottavi di finale della massima competizione continentale. E lo fa al cospetto di un avversario modesto ma capace, nell’arco di 180 minuti distanti diversi mesi gli uni dagli altri, di giocare meglio dei bianconeri. E nonostante un Cristiano Ronaldo sontuoso e intenzionato a trascinare la Vecchia Signora, arriva la scottante eliminazione sul proprio campo. I francesi sono stati bravi a sfruttare una condizione fisica probabilmente migliore per portare a casa il risultato.

E c’è anche un piccolo segno di vendetta, quello di Rudi Garcia nei confronti proprio della Juventus. Ricorderete l’episodio di qualche anno fa, quando il mister francese allenava la Roma e provò a contendere lo scudetto ai bianconeri, allora guidati da Allegri. La scena del tecnico transalpino che mima il gesto del violino, in segno di protesta dei due rigori fischiati alla Juve, ha fatto il giro d’Italia e del mondo. Ora l’ex allenatore giallorosso si è preso la sua rivincita, portando il modesto Lione – per giunta privato del match-winner dell’andata Tousart – ai quarti di finale.

Come abbiamo detto, alla Juventus non è bastato un Cristiano Ronaldo a dir poco sontuoso. Un giocatore che probabilmente è troppo grande per la società stessa, visto che continua a brillare di luce propria. Di certo i bianconeri non avevano bisogno del portoghese per raggiungere gli obiettivi portati a casa nel biennio di convivenza di CR7 a Torino. Due scudetti, che portano il dato complessivo a nove consecutivi, ma anche due brucianti eliminazioni europee per mano di Ajax e Lione. Di certo non due formazioni che rientrano nell’elite del calcio europeo.

Sarri ora rischia – meteoweek.com

Tanto che ora, così com’era accaduto un anno fa per un Massimiliano Allegri ormai giunto al capolinea, la dirigenza torna a interrogarsi sul futuro. Nel mirino ci sarebbe ancora una volta l’allenatore, questa volta Maurizio Sarri. Il mister toscano avrebbe dovuto dare la sua impronta a una squadra che, fatta eccezione per qualche sporadica apparizione, di bel gioco ne ha mostrato ben poco. Quasi sempre il tutto è stato ridotto alle giocate dei singoli, non solo di Ronaldo ma anche di Dybala, che ieri non ha giocato dall’inizio per problemi fisici per poi uscire poco dopo essere stato chiamato in causa.

Insomma, la Juventus esce ancora con le ossa rotte e con le orecchie basse dal massimo palcoscenico europeo. Forse il lockdown ha inciso in minima parte sul modo in cui i bianconeri sono arrivati a questo appuntamento. Il fatto di giocare tante partite in pochi giorni per assicurarsi lo scudetto ha reso più pesanti le gambe dei bianconeri. Ma al cospetto di una differenza tecnica e di esperienza internazionale così netta, anche l’alibi atletico e fisico regge poco. C’è da considerare l’ennesimo fallimento in campo internazionale, che blocca il progresso della squadra.

Leggi anche -> Cdm Conte: ecco la terza manovra per fronteggiare l’emergenza economica

Leggi anche -> Vanno in vacanza a Corfù e tornano positivi al Coronavirus

E come detto, ora Maurizio Sarri sembrerebbe rischiare per davvero. Nonostante lui stesso abbia fatto capire che intende onorare il contratto. Forse si tratta di frasi di circostanza, date da quello che è il momento più difficile della stagione. Ma in fondo, la Juventus versione 2019/2020 non ha mai convinto del tutto. E i dati parlano: tra gol fatti, gol subiti, numero di partite vinte e perse, non c’è una “classifica” in cui la Signora primeggia. Aspetti che vanno al di là delle valutazioni individuali e che mettono a rischio la posizione del mister. Mentre la Juve rimugina ancora sul fronte europeo.