Mir parla da campione del mondo: “Sono l’uomo da battere”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:17
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Il campione del mondo in carica fa le carte al prossimo campionato del mondo. In attesa di capire che ne sarà di Marc Marquez, Joan Mir confida nelle sue chances di fare doppietta.

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Mir punta con forza al 2021 – meteoweek.com (photo by Getty Images)

Il 2021 sarà un anno particolare per il mondo dei motori. E lo sarà ancor di più in MotoGP, in cui per la prima volta dopo diversi anni non sarà Marc Marquez il campione del mondo in carica. Demerito del fuoriclasse spagnolo, che con la sua guida spericolata si è complicato la vita e la carriera. Ma anche merito di un suo talentuoso connazionale, Joan Mir, che è stato il più bravo in assenza del più forte di tutti. Il pilota della Suzuki si è portato a casa con grandi meriti il titolo in un Mondiale assai combattuto e incerto. E ora si gode i galloni di favorito per il 2021.

Joan Mir, come si legge su Gazzetta.it, sa bene di avere addosso gli occhi di tutti. Ma al tempo stesso è consapevole che Marquez, se tornerà, sarà l’uomo da battere: “Siccome ho vinto l’anno scorso forse sono l’uomo da battere, ma non il favorito. Sono due cose diverse. Il favorito è Marc. Non so come tornerà, se sarà al 100% il favorito è lui. Se si parlasse di un altro dubito che dopo un anno di assenza potrebbe essere subito in palla dalla prima gara, se lui lo farà non ne sarò stupito. Anche perché lì è tutto il pacchetto che è fortissimo, lui e la Honda. Sarà difficile batterli. Poi, se non dovesse esserci lui allora forse sì, il favorito sono io. Ma in generale credo di dover ancora migliorare per essere considerato il favorito. Poi certo, se vinco anche quest’anno, allora per il 2022 potrò dire di esserlo”.

Mir fa capire di non avvertire la pressione di dover gareggiare con i gradi di campione del mondo in carica: “No, quella ce l’avevo giù anche l’anno scorso, quindi sarà la stessa cosa. Si tratterà solo di trasformarla in pressione positiva, motivante, come sono riuscito a fare l’anno scorso”. Ma c’è anche la consapevolezza delle difficoltà di fare il bis. In tal senso, lo spagnolo fa capire di avere ancora fame: “Ripetersi non sarà semplice. Ma sono molto tranquillo, perché se lavoreremo con la stessa mentalità e la stessa intensità dell’anno scorso di certo prima o dopo torneremo a vincere”.

Il segreto di Joan Mir, in una carriera ancora giovane ma già in grande crescendo, sta nella voglia di crescere. Gara dopo gara e weekend dopo weekend, il pilota della Suzuki pensa a ciò in cui può migliorare, piuttosto che in ciò che ha fatto. “Più che alla vittoria, del campionato e dei GP, punto ad essere un pilota migliore. L’anno scorso sono stato molto costante, ho avuto la testa fredda ma non ho vinto con la velocità, l‘ho fatto con la costanza. Quindi devo migliorare, devo essere più veloce a inizio gara e in qualifica. In qualifica dove tutto il pacchetto deve progredire”.

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L’inverno in casa Suzuki è stato portatore della notizia dell’addio di Davide Brivio. L’ex ingegnere della casa giapponese è passato in Formula 1 alla Alpine. Mir ha raccontato gli attimi in cui ha saputo la notizia: “Davide mi ha chiamato per dirmelo nella mia unica settimana di vacanza, a Tenerife. Subito sono rimasto scioccato. Poi mi ha spiegato, mi ha detto che ha un altro progetto in Formula 1, niente altro di più. Ma mi ha rassicurato. Spero che la sua assenza non sia un problema. Sono convinto che non lo sarà, perché in Suzuki ci sono le persone e le competenze per gestire al meglio la situazione, per fare tutto al meglio, per il bene della squadra e per il bene mio. Non sono preoccupato”.

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Il Mondiale 2021 sarà il terzo in cui Joan Mir condividerà il box con Alex Rins. Il campione del mondo svela i suoi pensieri sul compagno di squadra: “Alex l’anno scorso ha avuto difficoltà all’inizio, ma poi abbiamo combattuto molti duelli. Mi aspetto che sia più competitivo, ma non più dell’anno scorso, perché lo era già molto”. E poi c’è l’opzione sul numero 1 da mettere sulla carena. Mir svela di essere ancora indeciso: “L’1 risplende di una sua luce, il 36 mi ha accompagnato nel lavoro e mi ha portato a due titoli Mondiali. Quello della Moto3 che è stato molto importante per capire certe dinamiche e per gestire le situazioni in un modo che mi è stato utile per vincere il titolo più importante, in MotoGP. Vedremo”.