<p><strong>Vincenzo Italiano sta trascinando lo Spezia verso la permanenta in Serie A. L&#8217;allenatore degli Aquilotti, alla prima esperienza tra i grandi, si è raccontato alla vigilia del match contro la Juventus. Allo Stadium affronterà un altro tecnico giovanissimo: Andrea Pirlo.</strong></p>
<figure id="attachment_491704" aria-describedby="caption-attachment-491704" style="width: 1270px" class="wp-caption aligncenter"><img class="size-full wp-image-491704" src="https://sport.meteoweek.com/wp-content/uploads/2021/03/italiano-spezia-meteoweek.com_.jpg" alt="italiano" width="1280" height="794" /><figcaption id="caption-attachment-491704" class="wp-caption-text">Vincenzo Italiano, allenatore dello Spezia (Photo/Getty Images)</figcaption></figure>
<p>Lo <strong>Spezia </strong>può dirsi soddisfatto del percorso da neo-promossa in <strong>Serie A</strong>, anche se il raggiungimento della salvezza è ancora lontano. Gli <em>Aquilotti </em>hanno ottenuto risultati sorprendenti alla prima storica stagione nel massimo campionato italiano. Tra tutti le vittorie contro squadre di calibro come <strong>Napoli</strong>, <strong>Sassuolo </strong>e <strong>Milan</strong>, quest&#8217;ultima allora capolista. Una delle principali chiavi del successo dei liguri è probabilmente il tecnico <strong>Vincenzo Italiano</strong>, che sta crescendo gara dopo gara insieme alla sua squadra. Adesso avrà il compito di guidare i suoi uomini allo Stadium per affrontare la <strong>Juventus</strong>.</p>
<h2>Italiano si racconta</h2>
<p><strong>Vincenzo Italiano</strong>, in una lunga ed interessante intervista rilasciata a <em>Repubblica</em>, ha parlato della sua vita, segnata in ogni forma dal calcio. Prima da giocatore, adesso da allenatore alla guida di una squadra neo-promossa in <strong>Serie A</strong>. &#8220;<em>Non so se sono un <strong>predestinato</strong>. S</em><em>o solo che <strong>vivo per il calcio</strong> da quando ho il senso della ragione. Quando ho smesso di giocare mi sono sentito <strong>morire</strong>, ma adesso faccio qualcosa che mi fa impazzire e continuo a sentire il rumore dei tacchetti, il profumo dell’erbetta, gli umori dello spogliatoio. Il calcio è la mia <strong>ragione di vita</strong>, mi muove una <strong>passione incredibile</strong>&#8220;</em>, ha ammesso.</p>
<p>Il salto dal campo alla panchina, tuttavia, spesso nasconde alcune difficoltà: &#8220;<em>Tutti le sottovalutiamo, io per primo. Sono stato capitano, regista, ero un giocatore di <strong>personalità</strong> e quindi pensavo che diventare allenatore sarebbe stato <strong>naturale</strong>, ma mica è così. Vieni catapultato in una <strong>realtà diversa</strong> dove contano la gestione, i rapporti, i particolari, le responsabilità. Quando giocavo, finiva l’allenamento, salivo in macchina e staccavo. Adesso il lavoro comincia proprio quando la seduta sul campo finisce. Non si tratta solo di allenare una squadra, ma è una <strong>responsabilità</strong> molto più ampia e magari passi ore a pensare a come muovere i giocatori dopo un fallo laterale o una rimessa dal fondo. È tutta un’altra vita, ma è una vita <strong>bellissima</strong>&#8220;.</em></p>
<h3>Il successo dello Spezia</h3>
<p>I risultati dello <strong>Spezia</strong>, ad oggi, sono sorprendenti: &#8220;<em>I più pensavano che ci avrebbero fatto a fettine, anche per via di tutte le <strong>difficoltà</strong> che avevamo in partenza. Il 20 agosto molte squadre erano già in <strong>ritiro</strong> e noi eravamo ancora ai <strong>play-off</strong>, il mercato l’abbiamo fatto di corsa, per tre mesi abbiamo giocato in campo neutro, pochissimi di noi conoscevano la <strong>Serie A</strong>, molti sono <strong>stranieri</strong> al primo anno in Italia: con questi presupposti, se ci salviamo sarà più di uno <strong>scudetto</strong>, oltre che una svolta per le nostre carriere. Anche perché i risultati li stiamo ottenendo giocando bene. Io resto convinto che se non giochi bene non fai risultato e giocar bene vuol dire molte cose, vuole dire farlo quando hai la palla e quando non ce l’hai, vuol dire non avere un atteggiamento <strong>passivo</strong>. Però alla base ci deve essere l’amor proprio&#8221;. </em>E sull&#8217;esperienza in <strong>Serie A </strong>aggiunge: &#8220;<em>Ho imparato che </em><em>nessuno parte mai battuto e che si comincia sempre dalla <strong>0-0</strong>. E che resta un campionato meraviglioso, dove ogni partita presenta una situazione imprevista da affrontare. C’è sempre una trappola che non ti aspetti, è affascinante</em></p>
<p>Alla base del successo degli Aquilotti ci sono proprio le linee guida di <strong>Vincenzo Italiano</strong>: &#8220;<em>So farmi seguire, che è la cosa più difficile da ottenere dai giocatori. Per la tattica c’è la lavagna, ma poi devi lavorare sulla loro <strong>testa</strong>, portarli dalla tua parte toccare tutte le corde, stimolarli a livello <strong>emotivo</strong>. Io sono stato fortunato: non ho mai avuto un <strong>litigio</strong>, solo ragazzi <strong>fantastici</strong> che mi ascoltano. Sarà perché applico la meritocrazia e tratto tutti allo stesso modo, Il mio scopo è cercare di essere <strong>credibile</strong>, soprattutto quando preparo qualcosa che poi in partita non funziona. È facile esserlo se le tue mosse hanno avuto <strong>successo</strong>, ma se non è così devi fare in modo che il giocatore continui a fidarsi di te, perché in fondo al loro mister chiedono soprattutto una cosa: essere messi nelle condizioni di rendere al meglio&#8221;.</em></p>
<p>E sui colleghi a cui si ispira: &#8220;<em>Più che da un allenatore io sono sempre stato attirato da un modello, quello del <strong>Barcellona</strong>. Sono affascinato dallo <strong>stile</strong>, dal timbro di quella società, da quell’idea di calcio con la quale educano già i ragazzi del <strong>vivaio</strong>. Chiunque vesta quella maglia sa che la strada per il successo passa attraverso la <strong>bellezza</strong>: è questo che mi entusiasma&#8221;.</em></p>
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<h3>La sfida con la Juventus</h3>
<p>La venticinquesima giornata del campionato di <strong>Serie A </strong>porterà lo <strong>Spezia </strong>in casa della <strong>Juventus</strong>. Un&#8217;emozione unica per la neo-promossa. Sarà una sfida da Davide contro Golia. &#8220;<em>A</em><em>ndiamo a sfidare chi sta dettando legge da anni, è affascinante anche questo. All’apparenza</em> — ha spiegato <strong>Italiano </strong>— <em> è un ostacolo insormontabile, ma anche la salvezza dello <strong>Spezia</strong> sembrava che lo fosse. Invece credo che in un modo o nell’altro stiamo riuscendo a creare dei problemi a chiunque, compensando il <strong>gap</strong> tecnico con l’organizzazione, la <strong>passione</strong> e l’attaccamento. E facendo più sacrifici degli altri. Ma pensare che non si soffra, tanto più con la <strong>Juve</strong>, è impensabile. Ma tanto è così: l’unico vero problema di noi allenatori è la <strong>partita</strong>&#8220;.</em></p>
<p>Sulla panchina bianconera, inoltre, troverà un altro allenatore alla prima esperienza nel massimo campionato italiano, <strong>Andrea Pirlo</strong>: &#8220;<em>Io ho conosciuto un ragazzo appassionato e consapevole delle <strong>difficoltà</strong> che avrebbe incontrato. Ma se ti chiama la <strong>Juve</strong> cosa fai? Ti butti come mi sarei buttato io, anche se a me il <strong>tirocinio</strong> è servito moltissimo. All’inizio è normale avere alti e bassi, però intanto ha vinto la <strong>Supercoppa</strong>. Sono sicuro che ce la farà: è stato per vent’anni al centro del gioco e non è facile ragionare diversamente, ma gli ma gli ho sempre detto che basta attingere agli <strong>insegnamenti</strong> degli allenatori che ha avuto, come faccio io: quando ho un problema penso a quale soluzione avrebbe trovato chi mi allenava. Se ci sentiamo? Ogni tanto, ci scambiano un’indicazione, una sensazione, magari un <strong>complimento</strong>&#8220;.</em></p>
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<h3>Il futuro di Italiano</h3>
<p><strong>Vincenzo Italiano</strong>, oggi, non pensa al futuro: &#8220;<em>Ho avuto un percorso professionale che mi ha insegnato tanto e di volta in volta mi ha suggerito come adattarmi alle difficoltà che avrei incontrato. È stato un tirocinio fruttuoso. Ma <strong>segreti</strong> non ne ho, se non la <strong>fortuna</strong> e il <strong>privilegio</strong> di avere allenato ragazzi meravigliosi e la passione smisurata che ci metto. Ai miei giocatori in cambio chiedo soprattutto <strong>sacrificio</strong>, poi non so cosa pensino di me. Mi piacerebbe metterli tutti quanti in viva voce e chiederglielo&#8221;.</em></p>
<p>Le lodi di grandi club come il <strong>Napoli </strong>di <strong>Aurelio De Laurentiis </strong>però, inevitabilmente, lo lusingano: &#8220;<em>È stato un signore, ma i <strong>complimenti</strong> non li ha fatti solo a me, li ha fatti allo Spezia calcio. Ne sono <strong>orgoglioso</strong>, perché tutti pensavano che in serie A saremmo stati di passaggio, che avremmo avuto giusto il tempo di dire arrivederci e grazie. Invece anche quei complimenti hanno dimostrato che stiamo lasciando il <strong>segno</strong>. Non io </em>— ha concluso —<em> ma lo <strong>Spezia</strong>&#8220;.</em></p>

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