Spezia, Italiano: “Calcio è la mia vita, squadra fantastica. Pirlo? Se ti chiama la Juve…”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:42
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Vincenzo Italiano sta trascinando lo Spezia verso la permanenta in Serie A. L’allenatore degli Aquilotti, alla prima esperienza tra i grandi, si è raccontato alla vigilia del match contro la Juventus. Allo Stadium affronterà un altro tecnico giovanissimo: Andrea Pirlo.

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Vincenzo Italiano, allenatore dello Spezia (Photo/Getty Images)

Lo Spezia può dirsi soddisfatto del percorso da neo-promossa in Serie A, anche se il raggiungimento della salvezza è ancora lontano. Gli Aquilotti hanno ottenuto risultati sorprendenti alla prima storica stagione nel massimo campionato italiano. Tra tutti le vittorie contro squadre di calibro come NapoliSassuolo Milan, quest’ultima allora capolista. Una delle principali chiavi del successo dei liguri è probabilmente il tecnico Vincenzo Italiano, che sta crescendo gara dopo gara insieme alla sua squadra. Adesso avrà il compito di guidare i suoi uomini allo Stadium per affrontare la Juventus.

Italiano si racconta

Vincenzo Italiano, in una lunga ed interessante intervista rilasciata a Repubblica, ha parlato della sua vita, segnata in ogni forma dal calcio. Prima da giocatore, adesso da allenatore alla guida di una squadra neo-promossa in Serie A. “Non so se sono un predestinato. So solo che vivo per il calcio da quando ho il senso della ragione. Quando ho smesso di giocare mi sono sentito morire, ma adesso faccio qualcosa che mi fa impazzire e continuo a sentire il rumore dei tacchetti, il profumo dell’erbetta, gli umori dello spogliatoio. Il calcio è la mia ragione di vita, mi muove una passione incredibile, ha ammesso.

Il salto dal campo alla panchina, tuttavia, spesso nasconde alcune difficoltà: “Tutti le sottovalutiamo, io per primo. Sono stato capitano, regista, ero un giocatore di personalità e quindi pensavo che diventare allenatore sarebbe stato naturale, ma mica è così. Vieni catapultato in una realtà diversa dove contano la gestione, i rapporti, i particolari, le responsabilità. Quando giocavo, finiva l’allenamento, salivo in macchina e staccavo. Adesso il lavoro comincia proprio quando la seduta sul campo finisce. Non si tratta solo di allenare una squadra, ma è una responsabilità molto più ampia e magari passi ore a pensare a come muovere i giocatori dopo un fallo laterale o una rimessa dal fondo. È tutta un’altra vita, ma è una vita bellissima“.

Il successo dello Spezia

I risultati dello Spezia, ad oggi, sono sorprendenti: “I più pensavano che ci avrebbero fatto a fettine, anche per via di tutte le difficoltà che avevamo in partenza. Il 20 agosto molte squadre erano già in ritiro e noi eravamo ancora ai play-off, il mercato l’abbiamo fatto di corsa, per tre mesi abbiamo giocato in campo neutro, pochissimi di noi conoscevano la Serie A, molti sono stranieri al primo anno in Italia: con questi presupposti, se ci salviamo sarà più di uno scudetto, oltre che una svolta per le nostre carriere. Anche perché i risultati li stiamo ottenendo giocando bene. Io resto convinto che se non giochi bene non fai risultato e giocar bene vuol dire molte cose, vuole dire farlo quando hai la palla e quando non ce l’hai, vuol dire non avere un atteggiamento passivo. Però alla base ci deve essere l’amor proprio”. E sull’esperienza in Serie A aggiunge: “Ho imparato che nessuno parte mai battuto e che si comincia sempre dalla 0-0. E che resta un campionato meraviglioso, dove ogni partita presenta una situazione imprevista da affrontare. C’è sempre una trappola che non ti aspetti, è affascinante

Alla base del successo degli Aquilotti ci sono proprio le linee guida di Vincenzo Italiano: “So farmi seguire, che è la cosa più difficile da ottenere dai giocatori. Per la tattica c’è la lavagna, ma poi devi lavorare sulla loro testa, portarli dalla tua parte toccare tutte le corde, stimolarli a livello emotivo. Io sono stato fortunato: non ho mai avuto un litigio, solo ragazzi fantastici che mi ascoltano. Sarà perché applico la meritocrazia e tratto tutti allo stesso modo, Il mio scopo è cercare di essere credibile, soprattutto quando preparo qualcosa che poi in partita non funziona. È facile esserlo se le tue mosse hanno avuto successo, ma se non è così devi fare in modo che il giocatore continui a fidarsi di te, perché in fondo al loro mister chiedono soprattutto una cosa: essere messi nelle condizioni di rendere al meglio”.

E sui colleghi a cui si ispira: “Più che da un allenatore io sono sempre stato attirato da un modello, quello del Barcellona. Sono affascinato dallo stile, dal timbro di quella società, da quell’idea di calcio con la quale educano già i ragazzi del vivaio. Chiunque vesta quella maglia sa che la strada per il successo passa attraverso la bellezza: è questo che mi entusiasma”.

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La sfida con la Juventus

La venticinquesima giornata del campionato di Serie A porterà lo Spezia in casa della Juventus. Un’emozione unica per la neo-promossa. Sarà una sfida da Davide contro Golia. “Andiamo a sfidare chi sta dettando legge da anni, è affascinante anche questo. All’apparenza — ha spiegato Italiano è un ostacolo insormontabile, ma anche la salvezza dello Spezia sembrava che lo fosse. Invece credo che in un modo o nell’altro stiamo riuscendo a creare dei problemi a chiunque, compensando il gap tecnico con l’organizzazione, la passione e l’attaccamento. E facendo più sacrifici degli altri. Ma pensare che non si soffra, tanto più con la Juve, è impensabile. Ma tanto è così: l’unico vero problema di noi allenatori è la partita“.

Sulla panchina bianconera, inoltre, troverà un altro allenatore alla prima esperienza nel massimo campionato italiano, Andrea Pirlo: “Io ho conosciuto un ragazzo appassionato e consapevole delle difficoltà che avrebbe incontrato. Ma se ti chiama la Juve cosa fai? Ti butti come mi sarei buttato io, anche se a me il tirocinio è servito moltissimo. All’inizio è normale avere alti e bassi, però intanto ha vinto la Supercoppa. Sono sicuro che ce la farà: è stato per vent’anni al centro del gioco e non è facile ragionare diversamente, ma gli ma gli ho sempre detto che basta attingere agli insegnamenti degli allenatori che ha avuto, come faccio io: quando ho un problema penso a quale soluzione avrebbe trovato chi mi allenava. Se ci sentiamo? Ogni tanto, ci scambiano un’indicazione, una sensazione, magari un complimento“.

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Il futuro di Italiano

Vincenzo Italiano, oggi, non pensa al futuro: “Ho avuto un percorso professionale che mi ha insegnato tanto e di volta in volta mi ha suggerito come adattarmi alle difficoltà che avrei incontrato. È stato un tirocinio fruttuoso. Ma segreti non ne ho, se non la fortuna e il privilegio di avere allenato ragazzi meravigliosi e la passione smisurata che ci metto. Ai miei giocatori in cambio chiedo soprattutto sacrificio, poi non so cosa pensino di me. Mi piacerebbe metterli tutti quanti in viva voce e chiederglielo”.

Le lodi di grandi club come il Napoli di Aurelio De Laurentiis però, inevitabilmente, lo lusingano: “È stato un signore, ma i complimenti non li ha fatti solo a me, li ha fatti allo Spezia calcio. Ne sono orgoglioso, perché tutti pensavano che in serie A saremmo stati di passaggio, che avremmo avuto giusto il tempo di dire arrivederci e grazie. Invece anche quei complimenti hanno dimostrato che stiamo lasciando il segno. Non io — ha concluso — ma lo Spezia“.

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