<p><strong>Il risultato di Reggio Emilia consegna lo Scudetto all&#8217;Inter: i nerazzurri sono campioni d&#8217;Italia. Ripercorriamo il cammino verso il successo.</strong></p>
<p><figure id="attachment_509809" aria-describedby="caption-attachment-509809" style="width: 1270px" class="wp-caption alignnone"><img class="size-full wp-image-509809" src="https://sport.meteoweek.com/wp-content/uploads/2021/05/Una-delle-immagini-simbolo-dellInter-di-questanno_-lesultanza-al-gol-di-Darmian-contro-il-Cagliar.jpg" alt="" width="1280" height="720" /><figcaption id="caption-attachment-509809" class="wp-caption-text">Una delle immagini simbolo dell&#8217;Inter di quest&#8217;anno: l&#8217;esultanza al gol di Darmian contro il Cagliari [credit: Getty Images]</figcaption></figure>Si era capito sin da subito che non sarebbe stata un&#8217;annata normale. L&#8217;<strong>Inter</strong> di Antonio <strong>Conte</strong> ha aperto il proprio campionato con una vittoria pazzesca contro la <strong>Fiorentina</strong>: il gol di D&#8217;Ambrosio, dell&#8217;uomo meno atteso, ma presente nei momenti decisivi, ha dato il via alla marcia trionfale dei nerazzurri.<br />
Se la stagione dell&#8217;<strong>Inter</strong> avesse una forma sarebbe un cerchio: una figura che ha un inizio ed una fine, un percorso lungo per arrivare alla meta e, soprattutto, che prima di risalire deve toccare un punto molto basso. Perché la squadra di <strong>Conte</strong> non è stata una macchina perfetta sin dal giorno 0, anzi, le difficoltà sono state molte. Ma alla fine il cerchio è pronto ad essere chiuso.</p>
<p>Giusto celebrare questa squadra adesso, ma il cammino per arrivare fin qui è stato lungo, tortuoso e con qualche incidente doloroso.</p>
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<h2>Paradiso, Purgatorio e Inferno: andata e ritorno</h2>
<h4><strong>Paradiso</strong></h4>
<p>L&#8217;<strong>Inter</strong> di oggi, probabilmente, nasce nella notte del 22 maggio 2010. Data storica per i tifosi: capitan <strong>Zanetti</strong> alza al cielo la <strong>Champions League</strong> e la squadra conquista il tanto ambito <strong><em>Triplete</em></strong>. Ma dal <strong>Paradiso</strong> di quella notte nulla è più stato come prima.</p>
<h4><strong>Purgatorio</strong></h4>
<p>Il <strong>Paradiso</strong> è stato toccato con un dito, è stato un attimo di lucida e folle euforia. Ma quando la squadra ha lasciato il <strong>Bernabeu</strong> per tornare a <strong>Milano</strong>, il suo &#8220;<strong>Virgilio</strong>&#8221; ha deciso di lasciare: <strong>Mourinho</strong> è salito in macchina e ha detto addio ai nerazzurri per andare al <strong>Real</strong> <strong>Madrid</strong>.</p>
<p>Al suo posto viene chiamato <strong>Benitez</strong>, allenatore preparatissimo che porta due trofei a <strong>Milano</strong>: una <strong>Supercoppa Italiana</strong> ed un <strong>Mondiale per</strong> <strong>Club</strong>. È il 18 dicembre 2010: dopo il trionfo l&#8217;allenatore spagnolo si fa da parte e lascia spazio ad un &#8220;nemico&#8221;. L&#8217;ex simbolo del <strong>Milan Leonardo</strong> prende in mano la squadra, ma non riesce a vincere il campionato nonostante un <strong>Eto&#8217;o</strong> strepitoso: lo scudetto va al <strong>Milan</strong> dell&#8217;ex nerazzurro <strong>Ibrahimovic.</strong> Per i nerazzurri rimane solo la <strong>Coppa Italia</strong> vinta in finale contro il <strong>Palermo</strong> nel segno dell&#8217;attaccante camerunense e di Diego <strong>Milito</strong>. Ma da qui, l&#8217;<strong>Inter</strong> scende negli Inferi più profondi.</p>
<h4><strong>Inferno</strong></h4>
<p>Dopo aver trionfato in <strong>Coppa Italia</strong>, l&#8217;<strong>Inter</strong> riparte da <strong>Gasperini</strong>. Il feeling con il nuovo allenatore, però, non nasce mai e la pesante sconfitta contro il <strong>Novara</strong> neopromosso porta <strong>Moratti</strong> alla decisione drastica: esonero immediato, squadra a <strong>Ranieri</strong>. L&#8217;ex <strong>Roma</strong> sembra incidere sin da subito sulla squadra, che pare pronta per tornare a brillare. Ma qualcosa si rompe: anche <strong>Ranieri</strong> viene esonerato, al suo posto viene chiamato l&#8217;allenatore della Primavera <strong>Stramaccioni</strong>. L&#8217;<strong>Inter</strong> chiuderà il campionato 2011/2012 al sesto posto, trionfa invece la <strong>Juve</strong> di un allenatore che i nerazzurri conosceranno molto bene più avanti: Antonio <strong>Conte</strong>.</p>
<p>L&#8217;annata seguente è ancora peggio: i nerazzurri chiudono noni con 54 punti (a -33 dalla <strong>Juventus</strong> capolista). A fine stagione l&#8217;<strong>Inter</strong> si separa da <strong>Stramaccioni</strong>: panchina a <strong>Mazzarri</strong>. Anche in questo caso l&#8217;<strong>Inter</strong> vive un&#8217;annata da dimenticare, arrivando quinta in classifica con 60 punti a -42 dalla <strong>Juve</strong> di <strong>Conte</strong>. È l&#8217;anno del cambio di proprietà: <strong>Moratti</strong> dice addio per lasciar spazio a <strong>Thohir</strong>.<br />
I risultati sportivi non cambiano però: a stagione in corso torna Roberto <strong>Mancini</strong> in panchina, ma concluderà il campionato all&#8217;ottavo posto con 55 punti.</p>
<p>Il primo anno in cui si vedono dei cambiamenti positivi è il 2016: l&#8217;<strong>Inter</strong> viene guidata tutto l&#8217;anno da <strong>Mancini</strong> e chiude al quarto posto (che all&#8217;epoca valeva ancora l&#8217;<strong>Europa</strong> <strong>League</strong>). La rosa sembra essere più forte rispetto agli anni precedenti, ma in estate arriva la scossa: a seguito di alcune divergenze con la società, <strong>Mancini</strong> lascia l&#8217;<strong>Inter</strong> a pochi giorni dall&#8217;inizio del campionato. I nerazzurri ripartono da <strong>De</strong> <strong>Boer</strong>, ma l&#8217;allenatore viene esonerato a campionato in corso per i deludenti risultati sportivi: al suo posto arriva <strong>Pioli</strong>. L&#8217;ex <strong>Lazio</strong> sembra restituire entusiasmo all&#8217;ambiente e infila una bella serie di vittorie, ma ancora una volta è crisi: esonero e squadra traghettata da <strong>Vecchi</strong> fino a fine campionato. I nerazzurri arrivano settimi e restano fuori dall&#8217;<strong>Europa</strong>. Ma qui ha inizio la risalita: si torna in <strong>Purgatorio</strong>.</p>
<h4><strong>Purgatorio, il ritorno</strong></h4>
<p>Dal punto più basso si può solo risalire. L&#8217;<strong>Inter</strong> cambia tutto: arriva un allenatore esperto come Luciano <strong>Spalletti</strong> e <strong>Thohir</strong> cede la proprietà alla famiglia <strong>Zhang</strong>. È l&#8217;inizio del nuovo corso: i nerazzurri tornano in <strong>Champions League</strong> vincendo lo scontro diretto contro la <strong>Lazio</strong> all&#8217;ultima giornata (decisivo il gol di <strong>Vecino</strong> nel finale). Per celebrare il ritorno nel calcio europeo, viene lanciata la campagna &#8220;A riveder le stelle&#8221;.</p>
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<p>L&#8217;anno seguente ci si aspetta lo step successivo, ma l&#8217;<strong>Inter</strong> esce immediatamente ai gironi di <strong>Champions</strong>. È l&#8217;anno del caso <strong>Icardi</strong> e della <strong>Champions</strong> conquistata nuovamente all&#8217;ultimo respiro nella sfida contro l&#8217;<strong>Empoli</strong>. Il pensiero è uno: per vincere serve qualcosa di più, serve un vincente. Serve Antonio <strong>Conte</strong>.</p>
<h4><strong>Paradiso, l&#8217;atteso ritorno</strong></h4>
<p>Il primo anno di <strong>Conte</strong> all&#8217;<strong>Inter</strong> è caratterizzato dal Coronavirus. Il campionato viene sospeso e riparte d&#8217;estate. Si capisce subito, però, che la mentalità è cambiata: i nerazzurri arrivano secondi con 82 punti, uno in meno della <strong>Juventus</strong> di <strong>Sarri</strong>. Il grande cammino è in <strong>Europa</strong> <strong>League</strong>. L&#8217;<strong>Inter</strong> ci è entrata dopo essere arrivata nuovamente terza nel girone di <strong>Champions</strong> <strong>League</strong>: ai sedicesimi si sbarazza facilmente del <strong>Ludogorets</strong>, prima di affrontare gli scontri diretti in <strong>Germania</strong> ad agosto. Infatti, a causa della pandemia, dagli ottavi in poi non ci sono andata e ritorno, ma è gara secca. L&#8217;<strong>Inter</strong> supera il <strong>Getafe</strong>, il <strong>Bayer</strong> <strong>Leverkusen</strong> e lo <strong>Shakhtar</strong> grazie ad un <strong>Lukaku</strong> straripante, ma deve arrendersi in finale contro il <strong>Siviglia</strong>.</p>
<p>Infine, ecco la stagione attuale, quella del capolavoro firmato Antonio <strong>Conte</strong>. Quella che vale il ritorno in <strong>Paradiso</strong>.</p>
<h2>Inter, una stagione da incorniciare</h2>
<p>Come detto in precedenza, l&#8217;annata dell&#8217;<strong>Inter</strong> è partita in maniera rocambolesca. La stagione si è aperta a <strong>San Siro</strong> contro la <strong>Fiorentina</strong>: <strong>Conte</strong> prova ad impostare la sua squadra con un <strong>3-4-1-2</strong> più offensivo. Con il nuovo modulo i nerazzurri incassano molti gol, ma segnano con più facilità. Tuttavia, il ruolo del trequartista è al centro delle polemiche: <strong>Eriksen</strong> sembra non entrare nei meccanismi e finisce al margine del progetto.</p>
<p>Inizialmente l&#8217;<strong>Inter</strong> fatica: arriva la pesante sconfitta nel derby ed in <strong>Champions League</strong> il cammino è disastroso. La svolta arriva il 25 novembre: i nerazzurri perdono a <strong>San Siro</strong> contro il <strong>Real Madrid</strong> senza vedere quasi mai la palla. Da questa sconfitta, <strong>Conte</strong> costruisce la stagione vincente.<br />
Dalla partita seguente, in trasferta contro il <strong>Sassuolo</strong>, l&#8217;allenatore decide di tornare al passato: basta <strong>3-4-1-2</strong> e squadra offensiva, si torna al <strong>3-5-2</strong> compatto e solido. L&#8217;<strong>Inter</strong> vince contro i neroverdi (0-3) e riparte nella corsa al primo posto.</p>
<h4><strong>Il fallimento europeo</strong></h4>
<p>L&#8217;<strong>Inter</strong>, grazie al nuovo-vecchio <strong>3-5-2</strong>, sembra pronta per rilanciarsi anche in <strong>Europa</strong>: la vittoria contro il <strong>&#8216;Gladbach</strong> restituisce speranza ai nerazzurri, a cui basterebbe battere lo <strong>Shakhtar</strong> a <strong>San Siro</strong> per passare agli ottavi. Così non è: a <strong>Milano</strong> finisce 0-0 e la squadra di <strong>Conte</strong> termina il girone all&#8217;ultimo posto.</p>
<p>L&#8217;allenatore è esposto al processo mediatico: la campagna europea è un totale fallimento. Viene ribadito l&#8217;obbligo a vincere lo <strong>Scudetto</strong>, ma la parola &#8220;obbligo&#8221; non piace a <strong>Conte</strong>: &#8220;<em>Obbligati a vincere? No</em>&#8220;. Ma la vittoria nasce proprio qui.</p>
<h4><strong>La ripartenza</strong></h4>
<p>In campionato è lotta aperta contro il <strong>Milan</strong>. La squadra di <strong>Pioli</strong> sembra inarrestabile ed è trascinata da <strong>Ibrahimovic</strong>. Ma l&#8217;<strong>Inter</strong>, dopo essere uscita dalla <strong>Champions</strong>, è un&#8217;altra squadra e infila una serie di vittorie, fino a quella più importante. Il 17 gennaio è la data X per i tifosi interisti: a <strong>San Siro</strong> arriva la <strong>Juventus</strong>. L&#8217;<strong>Inter</strong> stravince lo scontro diretto: 2-0 firmato dall&#8217;ex <strong>Vidal</strong> e <strong>Barella</strong>. La squadra acquisisce così autostima e capisce di essere in grado di fare qualcosa di straordinario.</p>
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<h4><strong>La marcia trionfale: il girone di ritorno</strong></h4>
<p>Il girone di ritorno è il capolavoro dell&#8217;<strong>Inter</strong>. I nerazzurri vincono 11 partite di fila, tra cui il derby in casa del <strong>Milan</strong> (doppietta di <strong>Lautaro</strong> e gol di <strong>Lukaku</strong>) che vale il sorpasso in classifica. A sorprendere è il ritorno del giocatore meno atteso: <strong>Eriksen</strong>, che sembrava ad un passo dall&#8217;addio (come dichiarato anche da <strong>Marotta</strong>), si reinventa e torna protagonista. Da trequartista diventa prima regista e poi mezzala sinistra: complice l&#8217;infortunio di <strong>Vidal</strong>, <strong>Conte</strong> non rinuncerà più al danese.</p>
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<p>Dopo le 11 vittorie consecutive arrivano due pareggi: al <strong>San Paolo</strong> il <strong>Napoli</strong> ferma i nerazzurri sull&#8217;1-1 (gol del pareggio firmato proprio da <strong>Eriksen</strong>) e al <strong>Picco</strong> l&#8217;<strong>Inter</strong> va a sbattere contro lo <strong>Spezia</strong> (1-1).</p>
<p>L&#8217;accelerata decisiva arriva in casa contro il <strong>Verona</strong>: l&#8217;<strong>Inter</strong> vince una gara complicatissima grazie al gol di <strong>Darmian</strong>. <strong>Milan</strong>, <strong>Juve</strong> e <strong>Atalanta</strong> sono troppo lontane per impensierire la squadra di <strong>Conte</strong>, che va a vincere anche a <strong>Crotone</strong> per 0-2. Chi segna il gol del vantaggio? Ovviamente <strong>Eriksen</strong>: il cerchio è chiuso. E oggi il <strong>Sassuolo</strong>, pareggiando con l&#8217;<strong>Atalanta</strong>, ha regalato lo <strong>Scudetto</strong> ai nerazzurri.</p>
<h2>L&#8217;Inter del gruppo</h2>
<p>Identificare l&#8217;uomo copertina di questa <strong>Inter</strong> non è facile. Certamente <strong>Lukaku</strong>, <strong>Lautaro</strong> <strong>Martinez</strong>, <strong>Barella</strong> e <strong>Conte</strong> spiccano rispetto a tutti gli altri, ma ogni calciatore è stato importante, come sottolineato più volte dall&#8217;allenatore. La forza di questa squadra è il gruppo: <strong>Darmian</strong> è stato decisivo come <strong>Hakimi</strong>, <strong>Sanchez</strong> si è sempre fatto trovare pronto, <strong>Eriksen</strong> è l&#8217;esempio del talento che abbina le doti tecniche all&#8217;impegno, <strong>Perisic</strong> sembra rinato. Se l&#8217;<strong>Inter</strong> ha interrotto un dominio lungo 9 anni, il merito è di tutti, del gruppo costruito in questi anni e plasmato dall&#8217;allenatore che ha portato la mentalità vincente.</p>
<p>L&#8217;unità del gruppo è stata testimoniata ieri dai profili social ufficiali dell&#8217;<strong>Inter</strong>, che hanno riportato la festa dei calciatori nello spogliatoio e sul bus.</p>
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<h2>L&#8217;invito dell&#8217;Inter ai tifosi: &#8220;Festeggiamo con responsabilità&#8221;</h2>
<p>L&#8217;<strong>Inter</strong> esulta: attraverso i canali social, però, la società ha invitato i tifosi a festeggiare con responsabilità, chiudendo il <em>tweet</em> con &#8220;Siamo campioni anche in questo!&#8221;.</p>
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