<p><strong>Il derby fra Milan ed Inter di ieri sera ha offerto diversi spunti. Le due squadre hanno messo in mostra le loro versioni migliori.</strong></p>
<figure id="attachment_518048" aria-describedby="caption-attachment-518048" style="width: 1270px" class="wp-caption alignnone"><img class="size-full wp-image-518048" src="https://sport.meteoweek.com/wp-content/uploads/2021/11/Le-esultanze-di-Tomori-e-Calhanoglu-durante-Milan-Inter.jpg" alt="Milan Inter" width="1280" height="720" /><figcaption id="caption-attachment-518048" class="wp-caption-text">Le esultanze di Tomori e Calhanoglu durante Milan-Inter [credit: Getty Images] &#8211; Meteoweek</figcaption></figure>
<h2>Milan-Inter, più di un derby</h2>
<p>Il derby di Milano, nell&#8217;arco delle ultime stagioni, sta tornando ad avere un peso molto elevato dopo anni di anonimato. Non è mai una partita banale, questo è certo, ma nelle versioni meno recenti non ci si è giocato molto, se non la qualificazione in <strong>Champions League</strong>. Ora è diverso: rossoneri e nerazzurri lottano per l&#8217;obiettivo comune chiamato <strong>Scudetto</strong>.<br />
Nella scorsa <strong>Serie A</strong> è stata proprio questa partita a dare lo scatto decisivo all&#8217;<strong>Inter</strong> di <strong>Conte</strong> per volare verso il titolo. Lo stesso scenario, con larghissimo anticipo, si sarebbe potuto ripetere ieri: un eventuale trionfo dei ragazzi di <strong>Pioli</strong> avrebbe allontanato i cugini a 10 lunghezze. Il pareggio ha lasciato invariato il gap di 7 punti, ancora pochi per poter parlare di fuga milanista.</p>
<p>La partita di ieri è stato uno spot eccezionale per il calcio italiano: un derby giocato a ritmi europei non si vedeva da tanto, troppo tempo.</p>
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<h2>La corsa inizia ora</h2>
<p>Il derby di ieri sera si potrebbe raccontare con pagine e pagine, ma si può anche riassumere in due istantanee: il gol con esultanza provocatoria di <strong>Calhanoglu</strong> e l&#8217;urlo di <strong>Tomori</strong> dopo l&#8217;autogol di <strong>De Vrij</strong> causato da un suo stacco di testa.<br />
Il turco era l&#8217;uomo più atteso da entrambe le tifoserie: dai milanisti per bersagliarlo e dagli interisti per incitarlo a ferire la sua ex squadra. Probabilmente il centrocampista, spinto dalle motivazioni, ha giocato una delle sue miglior partite in maglia nerazzurra.<br />
Il centrale inglese, invece, è attualmente il simbolo di un <strong>Milan</strong> a cui è molto difficile segnare e che non molla mai, neanche di un centimetro.</p>
<p>Dopo 12 giornate, le squadre sono separate da 7 punti: pochi per parlare di rimonta impossibile. I rossoneri, però, hanno dato la dimostrazione di essere maturati rispetto al derby dello scorso anno, quando il ciclone nerazzurro spazzò 3-0 un <strong>Milan</strong> acerbo e insicuro. Nonostante il pareggio possa essere ritenuto un risultato coerente con quanto visto in campo, è stata l&#8217;<strong>Inter</strong> ad essere padrona del match.<br />
Ora, dopo la sosta, partirà la vera e propria corsa al trono della <strong>Serie A</strong>: <strong>Milan</strong> ed <strong>Inter</strong> sono pronte a darsi battaglia col <strong>Napoli </strong>(prossimo avversario dei nerazzurri).</p>
<h2>Una gara complementare</h2>
<p>Per 70 minuti, la squadra di <strong>Inzaghi</strong> ha creato diverse occasioni, tra cui il rigore sbagliato da <strong>Lautaro</strong>, un destro di poco sul fondo dello stesso argentino, un tiro di <strong>Barella</strong> salvato sulla linea da <strong>Ballo-Touré</strong>, un destro al volo di <strong>Calhanoglu</strong> e una doppia occasione di <strong>Vidal</strong> con duplice salvataggio di <strong>Kalulu</strong>. Molte chance, ma un solo gol su rigore: l&#8217;<strong>Inter</strong> conferma la tendenza di essere una squadra molto offensiva, ma che pecca in fase realizzativa</p>
<p>Allo stesso tempo, il <strong>Milan</strong> ha cercato di sfruttare al meglio le proprie occasioni: il pareggio è frutto di un autogol, ma i rossoneri hanno reagito immediatamente allo svantaggio. Se per 70 minuti hanno dovuto difendere con grinta e tenacia, gli ultimi 20 minuti sono stati ricchi di sfuriate feroci e veementi. L&#8217;ingresso di <strong>Rebic</strong> ha stravolto una squadra che faceva fatica a sviluppare gioco sugli esterni: il croato ha messo in difficoltà l&#8217;<strong>Inter,</strong> che è stata obbligata ad abbassare il baricentro per evitare la sconfitta che avrebbe condannato i nerazzurri ad un -10 molto pesante.</p>
<p>Le due squadre hanno dimostrato di avere identità molto diverse: il <strong>Milan</strong> vive di lampi e di istinto, l&#8217;<strong>Inter</strong> di <strong>ragione</strong> e <strong>metodo</strong>. La gara di ieri, però, ha messo in mostra anche una somiglianza: il coraggio. <strong>Pioli</strong> e <strong>Inzaghi</strong> non hanno avuto paura di giocare apertamente una partita che avrebbe potuto indirizzare in modo prematuro il campionato. È vero che erano i nerazzurri ad aver maggiormente bisogno dei 3 punti, ma i rossoneri non si sono tirati indietro nei momenti decisivi della gara, come dimostra il palo di <strong>Saelemaekers</strong> all&#8217;89&#8217;. I nerazzurri sono rammaricati per le diverse occasioni non sfruttate, ma possono anche essere convinti della loro forza.</p>
<p>Le due formazioni, con atteggiamenti così diversi e al tempo stesso così simili, hanno dato vita ad una delle migliori partite di questo campionato.</p>
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