Schwazer: “Marchio di dopato era insopportabile. Tokyo? Corsa contro il tempo”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:19

Alex Schwazer non nasconde la gioia per essere stato finalmente dichiarato innocente. Il caso relativo alle accuse di doping, che ha portato alla squalifica fino al 2024, è stato definitivamente archiviato. Adesso serve l’ok della giustizia sportiva per tornare a gareggiare.

alex schwazer
Alex Schwazer ai campionati del mondo a squadre di marcia organizzati a Roma nel 2016, ultima gara vinta prima della squalifica (Photo by Tullio M. Puglia/Getty Images for IAAF)

Alex Schwazer è stato scagionato dalle accuse di doping per non avere commesso il fatto. Il gip del Tribunale di Bolzano, nelle motivazioni della lunga richiesta di archiviazione del caso, ha sentenziato che le urine del marciatore utilizzate per il controlli erano state potenzialmente soggette a manipolazione, nel momento successivo all’esecuzione del prelievo oppure mentre si trovavano nel laboratorio designato per i controlli. Le accuse, dunque, adesso ricadono sull’Agenzia mondiale anti-doping (Wada) e sulla Federazione Internazionale di Atletica leggera (Iaaf), che avrebbero agito in maniera auto-referenziale fino a produrre dichiarazioni false e, infine, incastrarlo. In attesa che si dia inizio alle indagini del nuovo caso, ad ogni modo, il campione olimpico della 50 km a Pechino 2008 vuole festeggiare la sua rivincita. La speranza è di potere volare in Giappone per le Olimpiadi 2021 in programma a luglio. Per riuscirci servirà una corsa contro il tempo, ma d’altronde questo è il cavallo vincente dell’atleta azzurro.

La gioia di Schwazer

La gioia ritrovata, la festa in famiglia ed un futuro ancora tutto da definire. Queste le emozioni vissute nelle scorse ore da Alex Schwazer a seguito della notizia relativa all’archiviazione del caso da parte del Tribunale di Bolzano. Il marciatore, intercettato della Gazzetta dello Sport, ha parlato di come si sente: “Non so cosa farò adesso. D’istinto mi piacerebbe staccare il telefono, godermi questa vittoria in famiglia. Mangiare la torta preparata da mia moglie, scherzare con i figli… Cose semplici, le più belle. Rese ancora più belle da quello che è accaduto. Essere stato assolto per non avere commesso il fatto è il mio trionfo più grande. Pure dell’oro di Pechino. Lì sapevo cosa mi aspettava, ero allenato per lo sforzo, mentre nei tribunali sono un pesce fuor d’acqua“.

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L’atleta azzurro, se ripensa a quanto è accaduto negli anni scorsi, pensa di avere vissuto un vero e proprio incubo: “È stata una traversata nel deserto con i miei angeli, Sandro Donati e gli avvocati. Non mi sembra vero, ma una cosa voglia chiarirla. Tutti pensano che ho lottato perché volevo ritornare a marciare. Ecco, in una scala di valori questo occupa solo il 10% del totale. La vera molla era dimostrare la mia innocenza. Perché ci avevo messo la faccia nel mio ritorno da pulito, dopo aver pagato giustamente nel 2012 le colpe per il doping. Nel 2016 sapevo di essere vittima, in compagnia di Sandro, di una colossale ingiustizia. La gente, però, giudica per quello che legge: c’era una sentenza, diceva il contrario. In pochi hanno avuto voglia e pazienza per studiare il caso, vedere le mille incongruenze, iniziare ad avere dubbi. Ecco, cancellare quella macchia era l’obiettivo: passare il resto della mia vita con un marchio infame sarebbe stato insopportabile“.

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L’incubo, adesso, è però giunto finalmente al termine. Il marciatore ha per questa ragione una lunga lista di ringraziamenti: “Posso solo ringraziare all’infinito i magistrati: non hanno mollato, reagendo quando dall’altra parte alzavano muri e facevano di tutto per non darci le provette. Poteva lasciar stare e invece il pm ha mandato il colonnello dei Ris in Germania. Lì ho capito che non era una pazzia la strada intrapresa. E avevo un altro asso nella manica. Katrin: averla sempre al mio fianco è stata una fortuna. Le ho detto pochi minuti fa: “Ci sono famiglie che esplodono per vicende simili. E invece tu mi hai dato forza e coraggio”. Ha sorriso, poi ha indicato la torta“.

Le Olimpiadi

Il sogno di Alex Schwazer oggi è quello di potere volare a Tokyo per i Giochi Olimpici 2021. Per farlo, tuttavia, servirà il via libera anche da parte della giustizia sportiva. L’atleta azzurro, nel dettaglio, dovrà ricorrere alla Corte Federale Svizzera per annullare la squalifica fino al 2024 emessa dal Tas di Losanna: “Chiaro, vorrei partecipare. Sarei ipocrita se dicessi il contrario. Continuo ad allenarmi, anche oggi ho fatto più di un’ora proprio mentre usciva la notizia da Bolzano. In macchina ho acceso il telefono: il bip dei messaggi è andato avanti per 5’ e ho intuito che sarebbe stata una giornata da ricordare. Tokyo? Con Sandro e gli avvocati dobbiamo capire il percorso giusto da fare. Non abbiamo tanto tempo a disposizione“.