Toro-Sassuolo 3-2: quel “non è mai finita” da esportare dal calcio alla vita

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Tutti noi abbiamo dentro un “Toro scatenato”: la difficoltà è un’opportunità e questo è il momento di leggere la metafora che rappresenta il 3-2 del Toro al Sassuolo. Ribellione o apatia, reazione o resa?

Gioia Toro dopo il 3-2 al Sassuolo (Photo by Valerio Pennicino/Getty Images)
Gioia Toro dopo il 3-2 al Sassuolo (Photo by Valerio Pennicino/Getty Images)

Quanti di noi avrebbero scommesso sul 3-2 del Toro, che al 77′ perdeva in casa (dove non aveva mai vinto) per 0-2 contro il Sassuolo? Il calcio, mai come questa volta, è sempre più un’eterna metafora della vita. Basta fermarsi un attimo e pensare: questa epica rimonta, questo incredibile successo granata, è il migliore insegnamento che il mondo del pallone possa inviare alla vita di tutti noi in questo momento. A causa della pandemia, delle restrizioni, dei Dpcm e delle più svariate paure la nostra è diventata in un anno una vita limitata. Meno socialità, meno libertà, meno condivisione, meno scambio. Per i meno fortunati anche meno lavoro, meno speranze, meno sogni.

Calcio metafora della vita: l’insegnamento di Toro-Sassuolo 3-2

E’ in quel momento che deve invece venire fuori l’eroe che c’è in noi. La difficoltà non è che un’opportunità. Tutti noi abbiamo dentro un “Toro scatenato”, tutti noi abbiamo la possibilità di valorizzare le nostre qualità, i nostri sogni e le nostre passioni, anche in una vita limitata o in un periodo temporaneo di tempo in cui sembra tutto nero. E tutto ciò può essere messo in risalto proprio quando meno ce l’aspettiamo. Proprio quando la vita, l’avversario, l’ostacolo di turno, ci sta mettendo sotto. Proprio quando sembra finita. Il 3-2 del Toro al Sassuolo non è nient’altro che questo: la ribellione contro l’apatia, la voglia di reagire contro quella di arrendersi. La possibilità di ribaltare ciò che sembra già scritto.

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E’ stato Zaza (chi l’avrebbe mai detto, proprio lui finito un po’ ai margini dopo le polemiche social della mamma) a diventare l’eroe per un giorno. Il Toro in realtà era già stato capace di emozionare i tifosi con un’altra partita epica, finita non a caso nel libro dei ricordi: era il 13 aprile 2014 e difficilmente i tifosi granata si dimenticheranno questa data. All’Olimpico di Torino i ragazzi di Ventura ospitarono il Genoa, in una sfida da non sbagliare per accumulare punti nella lotta europea. I liguri passarono in vantaggio all’85’ con Gilardino, ma nei quattro minuti di recupero concessi dall’arbitro Mariani successe di tutto. Prima l’1-1 di Immobile al 92′ (destro a giro) e dopo neanche 60 secondi l’incredibile 2-1 di Cerci al 93′ (mancino all’incrocio dei pali). Quella rimonta fece saltare dalla panchina Ventura, che lanciò la giacca al vento senza poi ritrovarla dopo una pazza corsa a bordo campo, provocò lacrime di gioia e grandi emozioni nei tifosi e ancora oggi fa venire la pelle d’oca al mondo granata. Oggi come allora il Toro non dimentica il suo “credo”: no, finché ci credi, non è mai finita.

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