Sofia Goggia: “Sono una randagia con le radici a Bergamo”

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Intervistata dal Corriere dello Sport-Stadio, Sofia Goggia si racconta a tutto tondo

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Sofia Goggia: “Sono una randagia con le radici a Bergamo” Credit Foto Getty Images

Sofia Goggia, campionessa olimpica nella discesa libera a Pyeongchang 2018 e vincitrice della Coppa del Mondo di discesa libera nel 2018 e nel 2021, si racconta al Corriere dello Sport-Stadio. Dal periodo dell’infortunio ai nuovi obiettivi passando per un messaggio ai più giovani.

Sul periodo dell’infortunio la sciatrice dice: “Più che frustrazione per me è fatalità, per questo cerco di controllarmi. Ma l’ultimo (prima del Mondial) è stato devastante dal punto di vista mentale. Pesantissimo da digerire. Avevo paura di guardarmi allo specchio perché mi sarei rimproverata di aver sbagliato qualcosa”.

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Riguardo ai nuovi obiettivi: “I risultati. Sono una randagia, con le radici a Bergamo, faccio scelte non sacrifici. La mia gara è fuori della gara. La gara è solo raccolta del seminato. Il grande appuntamento è la punta dell’iceberg ma tutto quello che facciamo per arrivare lì lo conoscono in pochi. Sono i dettagli che fanno la differenza, la nostra carriera è concentrata in centesimi di secondi. Sono molto esigente e critica, non mi accontento mai. L’estate è il mio cruccio, quando vado alla ricerca del perfetto, del giusto, dell’iperuranio. E’ un atteggiamento costruttivo, ma anche ansiogeno”.

Parole anche per lo staff: “Ho uno staff personale, oltre a quello federale, e sono molto contenta. Sono circondata da diverse persone di qualità ed è importante per ottenere risultati. Più vado avanti, più mi conosco, più conosco i parametri d’azione”.

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La sciatrice continua: “Non saprei, avrei studiato. Ho abbandonato il tennis, il nuoto e il pianoforte. Vuol dire che era lo sci la mia strada. Ma forse se chi mi ha insegnato a sciare fosse stato meno bravo degli altri, oggi farei uno sport diverso”.

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Goggia ai più giovani: “Non si deve perdere la passione”

“Dico di resistere. Ci sono state generazioni di giovani che hanno fatto la guerra e altre, come questa, a cui è toccata una particolare battaglia. Un disastro, tutto fermo, senza l’attività motoria cala il benessere fisico e mentale. Ma non si deve perdere la passione, altrimenti non ha senso vivere, questo me lo ha insegnato mio papà. Bisogna sempre ritagliarsi il tempo per i propri interessi. Mio padre è ingegnere, però dipinge, va a caccia, pesca: ha unito estro e calcoli. Io sono simile a lui”.

Sofia parla anche di come può migliorarsi: “Posso solo allenarmi con i maschi, visto che le donne le ho battute tutte. E’ molto stimolante, è un confronto che ti fa alzare l’asticella. Però, penso che nel mio sport ci siano cose che è giusto riservare agli uomini: io dalla discesa di Kitzbuhel non butto manco i bastoncini”.

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