Sinner: “Per crescere servono anche le sconfitte”

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Il tennista azzurro ammette di dover crescere ancora tanto per restare al top. Sinner parla degli allenamenti in Australia con Nadal: “È la cosa migliore che potesse capitarmi”.

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Jannik Sinner non vuole fermarsi – meteoweek.com (photo by Getty Images)

Jannik Sinner non vuole fermarsi. Il tennista altoatesino è stato protagonista di una bella intervista per L’Equipe. E nella sua chiacchierata con il giornalista ha fatto capire quanto la sua crescita sia graduale, in campo e nelle classifiche: “Per me il passaggio dalla cinquecentesima alla cinquantesima posizione è stato molto rapido, così come quello dai Futures ai tornei ATP. Non ho giocato a livello juniores, ho preferito misurarmi contro giocatori adulti nei Futures. Non ho nemmeno giocato molti Challenger, credo 10 o 12, prima di passare al tour principale“.

Jannik Sinner è un giocatore che non ha mai perso di vista l’obiettivo, che è quello di crescere e migliorare come giocatore. Per questo motivo evita voli pindarici e resta concentrato sul lavoro: “Devo lavorare, perdere delle partite, capire perché ho perso e giocare il più possibile per migliorare. Quando avrò fatto 200 partite ATP inizierò a conoscermi meglio. E poi non è detto che continui così, potrei rallentare o anche peggiorare qualora mi facessi male. Ma so quello che faccio e che senso abbia la mia vita, il tennis è la cosa più importante per me“.

Naturalmente non tutto può essere rose e fuori. Jannik Sinner lo sa e ammette che alcune sconfitte dolorose possono fare bene al processo di crescita. Com’è accaduto un mese fa agli Australian Open: “Per vincere dei grandi tornei, bisogna perdere delle grandi partite, è una cosa che fa male ma fa crescere, come successo all’Australian Open con Shapovalov. Ne ho parlato tanto con il mio team: vogliamo vincere, ma quando si è giovani è importante anche perdere. Non voglio mettermi fretta, sono diventato professionista a 18 e voglio giocare fino a 38”.

Al suo arrivo in Australia, Sinner ha potuto allenarsi con Rafael Nadal. Un’esperienza che ricorderà per tutta la vita: “Essermi allenato con lui è stata la cosa migliore che potesse capitarmi a 19 anni, non solo come evento importante per la mia carriera ma anche come esperienza di vita. Non me lo scorderò mai“. Ma durante l’anno c’è la fortuna di allenarsi con alcuni connazionali molto competitivi: “Abbiamo tanti giocatori fra i primi 100, 200 e 300, ed è una grande motivazione perché vuol dire che ci sono sempre dei connazionali meglio piazzati da battere. In più, in Italia ci sono tanti Challenger, e questo è fantastico per i giovani“.

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Ma come si vede Jannik in mezzo agli altri top player italiani? Fabio Fognini e Matteo Berrettini rappresentano al momento il meglio del tennis italiano insieme a lui. E il giovane prova a stilare una scheda: “Siamo tutti molto diversi. Berrettini ha un grande servizio e un grande dritto, mentre Fognini ha un talento incredibile. Sonego è un guerriero, un grande lavoratore. Siamo molto diversi anche fisicamente: Berrettini è grosso e potente con il suo metro e 96. Fabio è rapido e si muove bene. Sonego ha un buon fisico. Io sono 1.88 e longilineo. Poi ci sono le superfici: io sono bravo su quelle rapide, altri sulla terra“.

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Si parla anche delle origini di Jannik Sinner. Il ragazzo altoatesino ha una forte influenza di stampo tedesco. Ma ha raccontato durante l’intervista un aneddoto molto divertente su una presunta gaffe subita: “Ci si sente italiani perché si è cresciuti in Italia, ma la prima lingua è il tedesco. Infatti quando a 13 anni mi sono trasferito a Bordighera, a sei ore di strada da casa mia, per allenarmi presso il circolo di Riccardo Piatti, è stata dura. Non capivo niente di quello che mi dicevano, è lì che ho realmente imparato l’italiano. Ora lo parlo abbastanza bene, ma non è ancora perfetto. Quando ero più giovane in alcuni mi chiedevano se fossi irlandese“.

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