Malagò: “Società sportive ridotte al collasso”

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Il presidente del Coni fa capire che i problemi per le società sono enormi, soprattutto a causa della pandemia. In vista dei Giochi Olimpici di Tokyo, Malagò si augura che gli atleti vengano regolarmente vaccinati contro il Covid.

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Il capo del Coni alza la voce – meteoweek.com (photo by Getty Images)

Giovanni Malagò entra a gamba tesa e alza la voce per segnalare i grandi problemi del sistema sport. Il presidente del Coni, ospite telefonico di Radio Anch’io lo Sport, ha fatto capire che lo sport italiano è in ginocchio a causa dei problemi legati alla pandemia di Covid-19. “Il sistema sport è al collasso – ha detto – , la pandemia sta trascinando tutti per problemi che sono sostanzialemte di carattere finanziario. Tralascio gli aspetti sociali, psicologici e sportivi. Se ci sono le risorse economiche va razionalizzato il sistema. Vanno trovate delle sinergie con progetti dei privati che investano nel settore”.

Questa situazione affonda le radici in problemi ben più gravi e di lunga durata. Ma Malagò alza la voce per esprimere un grido di dolore a nome dello sport e degli sportivi: “Ci sono 4 categorie: i tecnici, gli atleti, i titolari delle aziende e chi lavora all’interno delle società. Queste ultime due sono entrambe in crisi perché se il precedente governo e quello attuale, in qualche modo, hanno cercato di dare una mano ai dipendenti, per le società questo non è stato fatto. Nell’attenzione di salvaguardare il lavoratore, si rischia di non aver salvaguardato il datore di lavoro. È molto importante dare la cassa integrazione all’operaio, ma anche che la fabbrica resti aperta”.

Si parla anche di calcio, con una Nazionale che si avvicina ad ampie falcate al grande appuntamento di Euro 2021. Secondo Malagò, la rappresentativa guidata da Roberto Mancini ha tutte le carte in regola per fare bene. A dispetto di quanto si vede con i club italiani: “C’è chi dice sia un problema di mentalità, chi tecnico, chi di risorse finanziarie. Ma c’è un dato di fatto: quello che ha fatto Mancini è un lavoro superiore a quelli che sono i risultati delle nostre squadre in Europa. Ci sono giovani bravi ma Mancini è stato bravo a dare loro fiducia”.

Passando al calcio dal punto di vista istituzionale, Malagò esprime favore per la nuova immissione di fondi in Lega: “Ho sempre detto di essere favorevole a tutto quello che serviva o serve a migliorare questo sistema, che sia un fondo o altri soggetti, poi sono contento di starne fuori vista l’affettuosa, elegante litigiosità che c’è all’interno”. E poi c’è la questione olimpica, con il divieto per il pubblico di arrivare da fuori Giappone: “È una decisione sofferta e dolorosa come ha anche detto il presidente del Cio Thomas Bach, ma è anche un attestato di ulteriore tutela e garanzia di quelli che saranno i protagonisti, ossia gli atleti”.

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Malagò e le vaccinazioni prima delle Olimpiadi

Sempre a proposito dei Giochi Olimpici, Malagò ha parlato della necessità di garantire il vaccino agli atleti che partiranno alla volta del Giappone. È l’unico modo per garantire sicurezza sanitaria, per sé e per chi starà vicino a loro: “Non abbiamo voluto forzare o creare alcuna forma di canale privilegiato per gli atleti, abbiamo pensato che fosse la strada più giusta e più saggia. Ma più ci si avvicina all’appuntamento più il rischio che l’atleta butti, se dovesse contrarre il virus, cinque anni di sacrifici e allenamenti, magari con la qualifica in tasca, è alto. Del resto già una buona parte degli atleti per i Giochi è già vaccinata in quanto atleti dei corpi militari e questa non la trovo una cosa giusta”.

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Anche perchè, come ribadisce il presidente del Coni, in altre realtà si sta procedendo con la somministrazione dei vaccini proprio agli atleti e agli esponenti dello sport. “I nostri competitor in moltissime nazioni sono stati vaccinati – svela Malagò – . Cito poi alcuni casi come quello di Vanessa Ferrari che stava inseguendo il sogno dell’ennesima Olimpiade ed ha contratto il covid, o Arianna Castiglioni che alla vigilia degli Assoluti di Riccione lo ha contratto pochi giorni dopo aver fatto il vaccino. C’è poi il caso di Tamberi, c’è stata una falla nell’organizzazione degli Europei. Ma nel suo caso è a quattro mesi dalle gare ed è qualificato. Quindi ogni caso è diverso”.

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