Olimpiadi invernali: sorveglianza “orwelliana” per chi andrà a Pechino 2022

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:56

Secondo il Guardian, coloro che andranno a Pechino 2022 saranno soggetti ad una specie di sorveglianza

La Cina si prepara ad ospitare le Olimpiadi invernali (Credit Foto Getty Images)
La Cina si prepara ad ospitare le Olimpiadi invernali (Credit Foto Getty Images)

A Pechino è arrivato il gelo ai giochi Olimpici invernali. Una notizia raggela il mondo intero. Secondo il Guardian, gli atleti gli allenatori e anche i giornalisti saranno soggetti ad uno stato di sorveglianza già rinominato “orwelliano”. Coloro che, durante le Olimpiadi invernali, utilizzeranno la manifestazioni dei giochi come mezzo per difendere i diritti umani, criticare il governo cinese o trattare il tema del genocidio culturale degli uiguri rischieranno la cancellazione dell’accredito.

Questa presa di posizione è arrivata durante la conferenza stampa, avvenuta in modo virtuale, ospitata dall’ambasciata cinese negli Stati Uniti. Il vicedirettore generale delle relazioni internazionali del comitato organizzatore dei Giochi, Yang Shu, alla conferenza ha dichiarato che i soggetti che non rispetteranno tale norma andranno incontro a una punizione.

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Chi andrà a Pechino 2022 sarà sorvegliato

Dopo l’annuncio di Shu, la direttrice dell’organizzazione non governativa Human Rights Watch, la dottoressa Sophie Richardson  ha spiegato che le autorità cinesi utilizzano l’intelligenza artificiale, i Big Data, per sorvegliare i social media. “Impediscono alle persone di impegnarsi in determinati tipi di conversazione. Chiunque andrà Cina per l’Olimpiade (giornalisti, atleti, allenatori) dovrà essere consapevole che questo tipo di super-sorveglianza potrebbe riguardarli”.

Anche la ricercatrice Yaqui Wang, ricercatrice di Human Rights Watch, è intervenuta sulla faccenda evidenziando come il caso Peng Shuai sia un buon esempio di cosa possa accadere se gli atleti dovessero esporsi. “Le leggi cinesi sono molto vaghe sui crimini che possono essere perpetrati per perseguire la libertà di parola. Le persone possono essere accusate di provocare dei litigi o di creare dei problemi”. Intanto lo sciatore americano Noah Hoffman fa sapere che la squadra statunitense, per ragioni di sicurezza, sta chiedendo agli atleti di non esporsi sui diritti umani.

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Anche l’organizzazione internazionale che difende gli atleti ha voluto prendere posizione riguardo la notizia diramata dal vicedirettore generale delle relazioni internazionali del comitato organizzatore dei Giochi. Rob Koehler, direttore generale di Global Athlete ha dichiarato: “È assolutamente ridicolo dire agli atleti di stare zitti, ma il CIO non ha specificato che li proteggerà da eventuali sanzioni. Abbiamo delle preoccupazioni. Il silenzio è complicità, però stiamo consigliando agli atleti di non parlare. Vogliamo che gareggino e usino la loro voce quando tornano a casa”.