Froome si sente carico: “Dimostrerò che non sono finito”

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Il pluri-vincitore del Tour de France si prepara alla sfida con il Team Israel. Froome rilancia la sua candidatura per i grandi giri e punta a smettere dopo i 40 anni.

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Chris Froome è pronto – meteoweek.com (photo by Getty Images)

Chris Froome è pronto per affrontare quella che è forse la sfida più importante della sua carriera. Il corridore di origini keniote sta per iniziare la sua prima stagione tra le fila del Team Israel. Si tratta con ogni probabilità della prima vera grande occasione per dimostrare di non essere solo la prima punta di un team eccezionale. Ma soprattutto è una parentesi che casca a fagiolo, dopo i problemi fisici che hanno attanagliato gli ultimi anni della sua carriera. In ogni caso, il pluri-vincitore del Tour de France è pronto a mettersi in gioco.

Froome è stato intervistato dai colleghi della Gazzetta dello Sport. E già dalle prime battute si capiscono le sue intenzioni, in primis quella di dimostrare di essere ancora un grande corridore. Anche se rispetto ai suoi anni d’oro le cose sono cambiate nel mondo del ciclismo: “Non sono finito, l’età è uno stato mentale, voglio il quinto Tour de France. Ma il mondo ora è cambiato, allenamento e alimentazione nello sport si sono evoluti, io ho cominciato tardi e mi sento relativamente giovane. Gli atleti adesso possono spingersi oltre grazie a tutto questo“.

Il ritorno in Europa di Chris Froome è previsto nelle prossime settimane: “Tornerò a febbraio, penso nella prima parte. Ma per il debutto stagionale non abbiamo ancora deciso dopo la cancellazione della Vuelta San Juan“. Nella testa dell’anglo-keniota c’è la grande voglia di rimettersi in gioco: “La cosa più importante è tornare al livello di prima della caduta. Sono fiducioso che possa succedere, ma solo in gara vedrò realmente come vanno le cose. Quello di Israel per me è un progetto a lungo termine, che mi accompagnerà fino a fine carriera e pure oltre. Dopo quella caduta, la scelta più facile sarebbe stata ritirarsi. Ma non volevo concludere così“.

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Il Team Israel, tra l’altro, rappresenta quella squadra che può aiutare Froome a rinascere, come uomo e come atleta. “Era la sfida di cui avevo bisogno – ammette l’ex del Team Sky – . Mi esalta l’idea di un team costruito attorno a me, di poter essere un esempio per i giovani, di far parte di un qualcosa che va oltre il ciclismo. Un po’ come era stata Sky all’inizio“. Ma c’è chi sostiene che il team a disposizione di Froome non sia all’altezza di squadroni come Ineos o Jumbo. Froome risponde così: “Pogacar nell’ultima edizione non ne faceva parte e ha vinto. Magari si potrebbe ripetere uno scenario di quel tipo. Alla fine, le corse si trasformano in sfide tra gli uomini più forti“.

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I primi giorni di lavoro di Chris Froome servono soprattutto a ritrovare la gamba. E non necessariamente si svolgono tutti al pedale: “Oltre agli allenamenti in bici, potendo sfruttare un clima ottimo, tante sessioni in palestra per ritrovare massa muscolare e potenziare la gamba infortunata, i quadricipiti”. Un Froome in bicicletta anche alle soglie dei 40 anni? L’anglo-keniota ci proverà fino alla fine: “So che è possibile. Voglio dimostrarlo anch’io“.