Schwazer, il legale annuncia: “Faremo ricorso a Corte Federale svizzera”

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Alex Schwazer non molla: il marciatore vuole i Giochi Olimpici di Tokyo 2021. Affinché il sogno si realizzi, tuttavia, serve il via libera della giustizia sportiva. L’avvocato Gerhard Bradstaetter ha annunciato per questa ragione la presentazione del ricorso alla Corte Federale svizzera per la sospensione della squalifica.

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Alex Schwazer vuole ottenere a tutti i costi giustizia – meteoweek.com

L’incubo di Alex Schwazer non è ancora giunto ai titoli di coda. Il marciatore azzurro a febbraio scorso è stato assolto dal Tribunale di Bolzano dalle accuse di doping. L’archiviazione del caso da parte della giustizia ordinaria, tuttavia, non è sufficiente ad annullare la squalifica di otto anni a cui è stato sottoposto per avere fatto uso di sostanze dopanti in modo reiterato. Nel 2016, però, ciò non è mai accaduto. I campioni di urina che furono sottoposti ad esami, infatti, in base all’ultima sentenza sarebbero stati manipolati. l’Agenzia mondiale anti-doping (Wada) e la Federazione Internazionale di Atletica leggera (Iaaf), in particolare, avrebbero secondo il giudice operato in maniera totalmente autoreferenziale. Proprio questi due organismi adesso si oppongono al ritorno in gara dell’atleta.

Il ricorso di Schwazer alla Corte Federale

Il caso di Alex Schwazer è stato ormai preso a cuore da molti. La redazione delle Iene si sta occupando in prima persona della questione e in rete è partita una petizione per ottenere il via libera alla partecipazione del marciatore ai Giochi Olimpici di Tokyo. Sulla diatriba si è espresso anche Giovanni Malagò. Il presidente del CONI, in particolare, ha annunciato che proverà a parlarne con la sottosegretaria al Ministero dello Sport, Valentina Vezzali.

L’atleta azzurro e il suo team di legali, intanto, continuano a muoversi in sede giudiziaria. La prossima tappa sarà la presentazione del ricorso alla Corte Federale svizzera. Ad annunciarlo è stato l’avvocato Gerhard Bradstaetter: “A metà della prossima settimana presenteremo il ricorso”, ha detto. In questa sede verrebbe rivalutata la mancata riapertura del processo decisa dal TAS di Losanna, adducendo tra le nuove motivazioni l’assoluzione del Tribunale di Bolzano. Nel caso in cui l’esito di tale mossa favorevole, tuttavia, proprio perché ancora si resta nel campo della giustizia ordinaria, Alex Schwazer otterrebbe soltanto una sospensione della squalifica, non un annullamento, in attesa di rivolgersi nuovamente al TAS.

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Il nodo Aiu

Un importante nodo da sciogliere nel caso Alex Schwazer riguarda il ruolo dell’Unità per l’Integrità dell’Atletica (Aiu), organismo fondato ad aprile del 2017 dalla federazione mondiale di Atletica Leggera (ai tempi Iaaf, ora World Athletics). Esso sostiene di non potersi occupare della questione perché i fatti sono antecedenti alla data in cui si è reso operativo. Qualcosa, tuttavia, non torna. L’organismo infatti si sta al momento occupato dei casi di doping avvenuti in Russia nel 2015.

A capo dei controlli antidoping dell’Unità per l’Integrità dell’Atletica (Aiu), inoltre, ad oggi c’è Thomas Capdevielle (che è anche vicedirettore), il quale nel 2016 notificò la positività dei campioni di urina di Alex Schwazer a sostanze vietate. L’uomo al momento dei fatti era infatti alla guida del comitato antidoping dell’Iaaf. L’ombra di un conflitto di interessi è dunque evidente.

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A parlarne è stato proprio Gerhard Bradstaetter, legale del marciatore azzurro: “Ognuno si assume la responsabilità di ciò che fa, ma penso che la presa di posizione dell’Aiu sia piena di contraddizioni, anche temporali. Tuttavia, è una loro decisione interna e noi non abbiamo titolo o diritto per parlare, siamo terzi. Possiamo fare al massimo un’istanza, ma non abbiamo l’autorità per contestare. Magari potrebbe farlo la prossima assemblea World Athletics o Fidal, loro potrebbero chiedere lumi. Sembra che loro non vogliano aprire il varco a critiche, e tenere un’immagine che tanti hanno capito sbagliata: in sostanza tengono il punto. Però non finisce qui. Un conto è la giustizia sportiva, un altro quella ordinaria. E noi — ha concluso — andiamo avanti comunque”.

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